Tajani: la Palestina? Avviamo il percorso per creare uno Stato. Roma «Posso dirlo: a me questa cosa fa quasi sorridere». Antonio Tajani sta parlando del pronunciamento della Corte di Giustizia europea: sulla sicurezza delle destinazioni di rimpatrio degli immigrati, decidono i giudici…
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Il dibattito sul dossier migranti è incandescente. Ieri la Corte di giustizia Ue ha smontato l’impianto italiano sui Paesi sicuri. I togati europei sono stati perentori: un governo può designare un Paese terzo come sicuro tramite decreto legge, ma soltanto a patto che quella scelta possa essere sottoposta al vaglio di un giudice. Un altolà ai centri in Albania. Ma non solo. I giudici hanno picconato una linea condivisa da gran parte dell’Europa politica.
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Il manifesto del 2 agosto 2025 La Corte di giustizia europea fa a pezzi il modello italiano di deportazione dei migranti. I governi Ue non possono accelerare le procedure di asilo definendo gli Stati «sicuri» senza il controllo dei giudici. È l’ultima bocciatura, per Meloni sempre colpa delle toghe rosse
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Un altro stop. Che assesta un nuovo colpo – anche se dagli effetti concreti apparentemente limitati – alla strategia del governo sui migranti. E in particolare al modello Albania, e alla lista dei Paesi considerati «sicuri» verso cui rimpatriare con procedure accelerate chi entra illegalmente nel territorio italiano. È la Corte di giustizia europea a firmare una decisione che «sorprende» Palazzo Chigi
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