Il maxi scambio di prigionieri e le ultime (in ordine di tempo) minacce di Vladimir Putin all’Occidente vanno inquadrati in questo scenario. Facciamo un passo indietro. Il summit della Nato di Washington del 10-11 luglio scorsi ha deciso di imprimere una brusca accelerazione alla tragedia russo-ucraina. L’obiettivo non dichiarato è di chiuderla al più presto. Sono state così decise una super escalation militare con la consegna di imponenti quantità di armi a Kiev, una forte pressione psicologica su Mosca, ma contemporanee aperture.
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Le prima parole del dissidente russo dopo il rilascio “Per me la differenza più grande tra una dittatura e una democrazia è che il valore più alto in una democrazia è la vita umana, la protezione della vita umana, la salvezza della vita umana. E a coloro che criticano le decisioni dei governi democratici di effettuare scambi, di impegnarsi in questi scambi con regimi autoritari come quello di Putin, vorrei rispettosamente invitarli a parlare non di scambi di prigionieri, ma di salvezza di vite…
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Lo scambio di Naval’nyj Un gruppo di prigionieri di coscienza russi è stato liberato ed espulso dal paese: motivo di grande sollievo per tutti. Senza dimenticare che molti altri restano dentro, e che il regime cerca di eliminare la parte migliore della Russia. 1° agosto 2024: credo che lo ricorderemo a lungo come il giorno del più grande scambio di prigionieri dopo la fine della guerra fredda; la sua eccezionalità è già evidente dalla quantità di immagini e di definizioni che cercano di coglierne l’essenza.
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Se Putin chiedeva la liberazione di Vadim Krasikov, Stati Uniti e Germania volevano la scarcerazione di Alexei Navalny, per anni spina nel fianco e simbolo dell’opposizione interna allo zar. Ma proprio quando la proposta ufficiale di Washington e Berlino con il nome del dissidente sta per essere inoltrata a Mosca, il dissidente muore all’improvviso nella colonia artica in cui era rinchiuso dal 2021.
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