La guerra scoppiata a Gaza, scatenata dal massacro di Hamas il 7 ottobre, ha inevitabilmente oscurato il conflitto in Ucraina. Finora nessuno ha chiesto a Kiev di smettere di combattere e avviare un negoziato con Mosca ma, evidentemente, il Paese teme questo nuovo sviluppo. Lo dimostra il drammatico appello lanciato nei giorni scorsi dalla first lady Olenza Zelenska: «Se il mondo si stanca di aiutarci, ci lascerà semplicemente morire.
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Durante le fasi iniziali dell’invasione russa dell’Ucraina, c’era qualcosa che si avvicinava al consenso internazionale sul fatto che Vladimir Putin avesse commesso un errore colossale. Lungi dal capovolgere il verdetto della Guerra fredda, il dittatore del Cremlino sembrava aver isolato il suo Paese e inavvertitamente unificato l’intero mondo occidentale contro di lui. Mentre l’invasione russa si avvicina al traguardo dei due anni, il quadro è ora molto più complesso e significativamente più…
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Le ormai sempre più frequenti note, scritte e orali, sugli USA in profonda crisi e non più in grado di reggere il ritmo dei finanziamenti ai nazigolpisti di Kiev; sui paesi UE che, in diversa misura, affermano di dritto o di rovescio di esser stanchi del sostegno all’Ucraina; sulle dispute interne alla junta ucraina stessa e l’ormai evidente impossibilità, per l’esercito di Kiev, di manovrare altro che non sia una difesa di qualche posizione.
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A due mesi dall'attacco di Hamas a Israele, la guerra in Ucraina ha oltrepassato i 600 giorni con la copertura mediatica più scarsa di sempre. Per capire se questo luogo di dimenticanza è nefasto o positivo, bisognerà capire come si regoleranno gli alleati di Volodymyr Zelensky. Se la sensazione più ovvia è che un calo di attenzione potrebbe far vacillare un fronte anti-Putin già da tempo attraversato dalle divisioni, l'oblio potrebbe anche distogliere l'opinione pubblica dai risultati non proprio brillanti della strategia…
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