Il 90% dei colossi americani ha delocalizzato in Cina o nel Sudest asiatico per avere manodopera a basso costo. Ora le tariffe li costringeranno a ridurre i profitti (e forse rientrare) Il Liberation Day scatenato da Donald Trump sui dazi non ha solo ridotto di migliaia di miliardi di dollari la capitalizzazione delle società quotate in Borsa. Ha anche ribaltato le strategie industriali di quei colossi che in questi anni hanno delocalizzato molti dei loro servizi e produzione.
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No alle decisioni avventate, ma risposte ponderate. Perché l’effetto sarà differente a seconda dei comparti produttivi. «Per l’Italia, e in particolare per determinati settori, l’introduzione dei dazi è un grande problema, tuttavia in questo momento dobbiamo essere pazienti. Capire cosa significhi davvero la mossa dell’amministrazione americana. Non mi lascerei prendere dal pessimismo, l’Italia e Bruxelles possono dire la loro senza timore.
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Le guerre commerciali vengono generalmente descritte come un azzardo economico. Tuttavia, le crisi globali recenti hanno mostrato che il commercio internazionale ha vissuto in uno stato di torpore dentro un sistema truccato da decenni. Il presidente Donald Trump, deciso a sfidare l’ortodossia economica globalista, ha dunque scelto i dazi come leva per riaprire il dibattito sulla struttura del commercio globale.
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L’ora x è scattata a mezzanotte con il primo 10% di dazi aggiuntivi all’importazione di vino europeo in Usa. Un altro 10% si aggiungerà giorno 9. Ma gli americani non rinunceranno facilmente a prosecco, pinot grigio e agli altri vini italiani, acquistati nel 2024 per un valore di quasi 2 miliardi di euro. Lo dimostra la presenza di ben 3 mila buyer statunitensi arrivati a Verona per il Vinitaly che apre oggi, fino a mercoledì.
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"Noi al mercato americano non rinunciamo, e soprattutto gli statunitensi non sono disponibili a rinunciare al nostro mercato". A Verona per inaugurare Opera Wine e Vinitaly 2025, sabato 5 aprile il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, è intervenuto sul tema caldo delle barriere commerciali americane che colpiscono in particolare il vino italiano (il mercato Usa vale 2 miliardi). Secondo Lollobrigida, "guardando i dati…
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Come grosso modo previsto e grazie al dilettantismo con cui sembra siano stati messi in atto - stanno facendo strage di diverse certezze e, soprattutto, di prospettive per i più disagiati. L’Italia, nonostante il 20% come tutti i paesi Ue, è tra questi disagiati.Paghiamo il prezzo di una politica estera basata sulla propaganda del primo ministro e dei suoi sodali, convinti che sorrisi, propaganda, strette di mano e dichiarazioni di fedeltà avessero lo spessore di potere e denaro.
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“Il vero tema è che i dazi sono un problema e lo dico da Veneto, visto e considerato che noi esportiamo 8 miliardi di euro verso gli Stati Uniti. C'è anche da dire che l'Europa deve muoversi velocemente, non in ordine sparso questa è un'altra preoccupazione”. Così il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia a margine del Congresso nazionale della Lega a Firenze. Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
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La proposta dell'imprenditore friulano "L'impatto dei dazi riguarderà gli Stati Uniti. Dubito di effetti signficativi per l'Italia in termini di aumento di prezzi. Solo le imprese italiane che hanno una quota significativa di export negli Usa avranno problemi in termini di licenziamenti o peggio. Ma alla fine sarà un danno colossale per gli Stati Uniti stessi". E' l'opinione del noto imprenditore del caffè ed ex presidente della Regione Friuli…
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Il panico crea maggiori danni di quelli strettamente connessi ai dazi. Meloni prova a frenare gli allarmisimi, partcolarmente pericolosi, avverte, se si estendessero anche ai consumatori. Si dice, ovviamente, preoccupata, definisce sbagliate le politiche protezionistiche degli Stati Uniti, ma invita tutti a non trarre conclusioni affrettate. Il premier rilancia l'urgenza di una trattativa con l'amministrazione Trump, ma sollecita anche un cambio di rotta in Europa
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Nel giorno in cui la speculazione finanziaria impazza incontrollata in preda a una crisi di panico, l’Italia produttiva risponde invece con fermezza e lucidità. Al Forum Ambrosetti, mentre si misura il battito irregolare dei mercati colpiti dal 20% di dazi annunciati da Donald Trump, la voce delle imprese si
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Bastone e carota. Il bastone sono i dazi al 20%. La carota le agevolazioni e gli sgravi previsti dagli Stati Usa per le imprese italiane che spostano le produzioni oltreoceano. Sia chiaro: il piano SelectUsa per incentivare gli insediamenti di aziende straniere c’è dai tempi di Obama. Ma l’amministrazione Trump ha dato un’accelerata. A marzo si sono tenuti incontri in tutt’Italia. I principali: il 18 a Treviso, il 19 a Bologna, il 20 a Milano…
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Il Governo è alla ricerca di una strategia dopo la scure dei dazi imposti all’Unione europea (e quindi all’Italia) dall’amministrazione Trump. Diverse le mosse previste nei prossimi giorni. Dissolta la speranza, coltivata a lungo ai piani alti del governo, che gli Usa potessero fare eccezioni, la prima mossa dopo che sono state rese note le tariffe commerciali degli Usa sui prodotti stranieri è stata annunciata ieri dalla premier Giorgia Meloni al Tg1: la prossima…
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