Il ministro: «Le forniture possiamo sostituirle, stiamo studiando due piani per contenere i costi. Il fondo di sicurezza è il carbone».Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ed esponente di Forza Italia: la crisi mediorientale sembra avvitarsi. Dopo l’attacco a...
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Al ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi "ho espresso la preoccupazione, la richiesta di non intervenire con la chiusura di Hormuz, che potrebbe provocare danni enormi all'economia innanzitutto iraniana, ma anche a tutti gli altri Paesi, compresa la Cina", ha detto il ministro degli Esteri Tajani, a margine del Consiglio Ue Esteri a Bruxelles
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Le pressioni sul petrolio diminuiscono, e i future azzerano i rialzi. L’offerta e la produzione non hanno per ora subito ripercussioni e il Brent si mantiene sotto i 78 dollari (76,87 -0,17%). Il Wti cede lo 0,22% a 73,68 dollari. Resta invece in rialzo il future sul gas con il Ttf che sale dello 0,54% a 41,15 euro al megawattora. Da quando Israele ha attaccato l’Iran , più di una settimana fa, il mercato petrolifero teme un’escalation della crisi.
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Reuters Le proiezioni di Bloomberg e di tutti gli analisti specializzati nel mutevole mondo degli idrocarburi fanno tremare i polsi. Qualcuno già la chiama la Sindrome di Hormuz, che più di tutti terrorizza Trump. Non senza ragioni. Sullo Stretto di Hormuz si affacciano l’Iran, l’Iraq, il Kuwait, l’Arabia Saudita, il Qatar, il Bahrein, gli Emirati Arabi Uniti, l’Oman. Tutte petromonarchie e/o teocrazie con i piedi ben piantati nel gigantesco zoccolo di oro nero che si ritrovano nel sottosuolo.
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