Caro Aldo,se Milei riesce a seppellire il kirchnerismo/peronismo tanti di noi gli saremo grati. L’Italia di oggi non accetterebbe un Mussolini. Perché l’Argentina deve accettare il peronismo? Sono 80 anni di corruzione e governi falliti. Ben venga il «pazzo» di Milei con i suoi pochi bravi ministri. Speriamo che sia capace di arrivare ad accordi con altri partiti politici nel congresso per avere le leggi di cui l’Argentina ha tanto bisogno.
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Archiviata la festa per la vittoria del partito di Javier Milei alle elezioni politiche in Argentina a Washington siamo già alla strumentalizzazione politica, male costante del nostro tempo. In questo caso, la promessa di aiuto pubblico/privato di 40 miliardi di dollari di Trump, come premio per la netta affermazione del «La Libertad Avanza» è ormai una scusa per litigare sulla chiusura del governo federale.
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Quando, due anni fa, vinse le elezioni presidenziali in Argentina, Javier Milei era un one man show. Il suo partito non aveva uno straccio di organizzazione territoriale. Da che è entrato in carica a oggi Milei ha dovuto pescare consensi in un Parlamento in buona parte ostile. Negli ultimi mesi, un paio di scandali sembravano ipotecare il futuro del Presidente col chiodo (nel senso della giacca di pelle).
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Sorprendere. Anche nel partito di governo, che questa domenica, 26 ottobre, ha ottenuto una vittoria indiscussa, che riconvalida il corso dell’aggiustamento strutturale dell’economia e della motosega, la sorpresa ha prevalso. Nessuno si aspettava che La Libertad Avanza (Lla) vincesse con la forza che ha avuto. Ha vinto in 14 province, tra cui la più popolosa. Ha ottenuto il 40,73% dei voti a livello nazionale, battendo il…
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«In Argentina ha vinto la paura», dice Loris Zanatta, ordinario di Storia dell'America Latina presso l’università di Bologna, studioso del peronismo, da poco rientrato in Italia da Buenos Aires, «la paura per un ritorno del kirchnerismo, la paura di perdere tutto senza il sostengo di Trump. La vittoria di Milei segna una svolta per il nazionalismo argentino ed è una scommessa che finalmente le riforme di cui il Paese ha bisogno possano davvero essere fatte».
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Questo articolo è pubblicato sul numero 45 di Vanity Fair in edicola fino al 4 novembre 2025. Ma avrebbe significato anche il quasi certo default dell’Argentina: crollo dei mercati azionari, fuga dalle obbligazioni, tracollo del peso, la moneta locale, inflazione. Milei ha vinto nel 2023 con un’alternativa radicale al populismo fondato su spesa pubblica e inflazione dei suoi predecessori, di destra e di sinistra: motosega – agitata nei comizi – per ridurre la spesa pubblica, così da fermare…
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Nonni e bisnonni di Milei furono tra i tanti italiani che ininterrottamente, dalla fine dell’ Ottocento alla fine degli anni Cinquanta, emigrarono in Argentina. Andavano a cercare una vita migliore in un paese che nel secondo decennio del Novecento aveva ancora il Pil pro capite superiore a quello degli Usa. Il declino è iniziato dopo la Seconda guerra mondiale ma si è aggravato dalla metà degli…
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Benvenuti su Outlook, la newsletter di Repubblica che analizza l'economia, la finanza, i mercati internazionali. Ogni mercoledì parleremo di società quotate e no, di personaggi, istituzioni, di scandali e inchieste legate a questo mondo. Se volete scrivermi, la mia mail è [email protected]. Buona lettura, Walter Galbiati, vicedirettore di Repubblica Qualche peronista l’ha detto che contro Trump non potevano vincere.
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Martin Kalos, docente di economia presso l'Università di Buenos Aires (UBA): "Il governo ha adempiuto alla promessa di ridurre gli aumenti di beni e servizi al 2% mensile. Questo gli permette di affermare che ci riuscirà anche in futuro". L'analista politico Juan Courel: "La vittoria dei libertari deve essere attribuita al rifiuto che una parte degli elettori nutre verso l'ultimo esecutivo peronista".
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Pubblicata anche in Italia l’autobiografia di Javier Milei, il presidente argentino che ha stravinto le elezioni di metà mandato. La sua missione è riabilitare il capitalismo come principale leva di sviluppo: «Punire chi guadagna non porta giustizia sociale».Proponiamo, per gentile concessione dell’...
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Leone Melillo:"Argentina, il partito di Milei vince le elezioni di metà mandato" Sinergia tra l’Università di San Isidro e degli Studi di Napoli Parthenope "La Libertà Avanza (Lla), la coalizione capeggiata dal capo di Stato Javier Gerardo Milei, ha vinto le elezioni di metà mandato. Un netto successo che consentirà a Milei di proporre, con chiarezza, le riforme previste dalla sua agenda economica, come il capo di Stato argentino ha già evidenziato, durante il…
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Milei si afferma a sorpresa nelle elezioni di medio termine. Il timore che il crollo elettorale potesse innescare una crisi economica e finanziaria ha avuto la meglio. Trump può gioire, ma le fragilità economiche permangono e la sinistra deve farci i conti Le elezioni legislative di domenica in Argentina hanno consolidato il successo de La Libertad Avanza (Lla), ribaltato la clamorosa sconfitta di settembre nella provincia di Buenos Aires e dato impulso al progetto politico reazionario di Javier Milei, che è riuscito a vincere con il 40% dei…
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Per Javier Milei le politiche di domenica dovevano essere un test sul proprio operato. Donald Trump – esempio e alleato – le ha trasformate in un messaggio. Per il mondo ma soprattutto per l’America Latina, inaspettatamente al centro dell’attenzione del tycoon. Il senso è chiaro: l’amicizia con gli Stati Uniti – o meglio con l’attuale capo dell’Amministrazione – è vantaggiosa, dal punto di vista politico ed economico.
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Bisogna risalire ai tempi di Juan Perón e di Evita per ritrovare l’Argentina al centro dell’attenzione mondiale. Stavolta lo si deve non solo a quel personaggio spettacolare che è Javier Milei, ma ai suoi sponsor americani: Donald Trump, Elon Musk. L’inattesa vittoria elettorale di Milei viene vista come un successo del trumpismo in quell’America latina che è il «cortile di casa» di Washington da due secoli.
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In Argentina gli elettori continuano a dare fiducia all’esperimento ultraliberista di Javier Milei e alle promesse di Donald Trump di aiutare il Paese a uscire dalla crisi. E così la Libertà che avanza, il partito del presidente che si è definito anarco-capitalista, ha vinto a sorpresa le elezioni, raccogliendo quasi il 41% dei voti (anche se l’affluenza si è fermata al 67,85%), trascinato proprio dalle parole di Trump.
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Verso le undici di domenica notte, sulla Avenida 51 di La Plata, dove il governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, aveva fatto montare un gigantesco palco per accogliere i risultati delle elezioni legislative argentine, si leggevano solo volti in lacrime. Appena cinquanta giorni prima, quello stesso incrocio con la Calle 10 era in festa, dopo la schiacciante vittoria della coalizione peronista alle provinciali del 7 settembre, che lasciava presagire un’altrettanto netta sconfitta dell’estrema…
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Il presidente vince nonostante i tagli brutali. L’astensione record, il declino dei rivali, il sostegno di Trump e la deflazione determinanti. “Il conflitto sociale aumenterà” “Libertà, libertà”, scandiscono i sostenitori del presidente argentino Javier Milei, fresco di trionfo alle elezioni legislative per il rinnovo parziale del Congresso. Domenica 26 ottobre, il partito La Libertad Avanza si è imposto come la prima forza nazionale, sconfiggendo il peronismo
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Il risultato delle elezioni in Argentina è al centro della nuova puntata della video rubrica «Oriente Occidente» di Federico Rampini. «Siccome Trump si è schierato a favore di Milei, l’analisi dell’esito elettorale è diventata occasione per pronunciarsi a favore o contro il presidente Usa – nota - Gli argentini hanno naturalmente pensato ai loro problemi e hanno dato scelto Milei per dargli la possibilità di continuare il suo esperimento».
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