La vera prova per Kamala Harris comincia adesso. Le ultime due settimane sono state surreali. Gli stessi opinionisti che per anni avevano definito scadente la vicepresidente, si erano associati al coro di approvazione esaltata, trasformandola in una divinità. Fenomeni da tifoseria, tipici di un’America dove due ali estreme presidiano le loro piattaforme mediatiche. Ora il gioco si fa più duro. Da una parte contro Kamala arrivano gli inevitabili scandali, fanno parte della battaglia elettorale, ciascuno ne fa uso.
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«L'estremismo» di Donald Trump «è tossico per milioni di repubblicani che non credono più che il partito rappresenti i loro valori», stando ai contenuti della campagna, osservando che l'obiettivo è cercare di conquistare i «repubblicani che credono che il Paese venga prima del partito e sanno che gli americani meritano un presidente che difenderà le loro libertà e un comandante in capo che metterà l'interesse degli americani sopra il suo».
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Il ritorno della storia. I governanti europei tengono le bocche cucite ma hanno tutti il fiato sospeso. Alle Presidenziali di novembre vincerà Kamala Harris o vincerà Donald Trump? L’incertezza è massima, si ipotizza uno scontro all’ultimo voto. Il destino dell’Europa (oltre che, ovviamente, del resto del mondo) potrebbe essere appeso a una manciata di consensi elettorali nei pochi Stati americani in bilico.
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Le ultime dall’economia americana sono meno buone del previsto per la campagna elettorale di Kamala Harris. Fino a ieri lei poteva rivendicare un bilancio economico positivo sotto l’Amministrazione di cui era la vicepresidente: forte crescita e un mercato del lavoro vicino al pieno impiego. Ieri c’è stata una frenata nella creazione di posti di lavoro (+114.000 posti a luglio, molto meno del previsto) e negli aumenti…
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Kamala Harris si è assicurata abbastanza voti per essere nominata ufficialmente come candidata democratica alla Casa Bianca, nelle elezioni che a novembre la vedranno sfidare Donald Trump. La vicepresidente è stata l'unica candidata al ballottaggio per il voto elettronico di cinque giorni, dopo che i 4mila delegati hanno firmato petizioni a sostegno della sua nomina. " Accetterò ufficialmente la nomination la prossima settimana, una volta concluso il periodo di voto…
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È ufficiale: Kamala Harris sfiderà Donald Trump alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti di novembre. La vicepresidente degli Usa ha ottenuto i voti dei delegati necessari per diventare la candidata ufficiale del Partito Democratico. L’annuncio è stato dato dal presidente del Democratic National Committee, Jaime Harrison, secondo quanto riportato dalla Cnn. Il Partito Democratico ha scelto Kamala Harris Elezioni Usa, lo spettro dei…
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Luna di miele Sembrava una cavalcata senza ostacoli quella verso la Casa Bianca ma dieci giorni dopo il passo indietro di Biden, Trump e JD Vance sembrano accusare ancora il colpo. Kamala colleziona donazioni ed endorsement ma il tycoon resta avanti nei sondaggi nazionali e soprattutto negli Stati in bilico. Il distacco è di cinque punti in Arizona, dove crescono (forse non è un caso) le quotazioni del senatore Mark Kelly (veterano, cattolico, astronauta, bianco) come papabile vice di Harris
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Kamala Harris ha conquistato già abbastanza voti per assicurarsi la nomination democratica dopo il ritiro di Joe Biden. Lo ha detto il presidente del Democratic National Committee, secondo quanto riferito dai media americani. I delegati hanno avviato le procedure di voto virtuale ieri. «Sono onorata», ha commentato Harris. La vicepresidente è la prima donna afroamericana e di origini indiane a essere candidata.
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NEW YORK – Kamala for President. Sì, la Harris è da ora ufficialmente la candidata dei democratici alla presidenza degli Stati Uniti. I delegati avevano infatti iniziato già giovedì ad esprimere in modo virtuale la loro scelta – si fa per dire, è l’unico nome in lizza – nell’ambito di un processo di conta stato per stato che continuerò fino a lunedì. Ma già oggi, intorno all'ora di pranzo america…
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