“Potrebbe essere la cosa più importante in cui io sia mai stato coinvolto”. La modestia non è mai stata tra le qualità coltivate da Donald Trump e in queste ore il presidente Usa non ha certo intenzione di cambiare registro. L’intesa tra Israele e Hamas rappresenta in effetti il più significativo successo diplomatico della sua carriera, un evento dall’impatto mediatico persino maggiore rispetto agli Accordi di Abramo del 2020.
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Approfondimenti:
Finita la guerra, s’ha da fare la pace. Detto diversamente: siglata l’intesa che mette fine al conflitto di Gaza secondo la road map di Trump (Fase 1) ora si entra in un terreno ben più scosceso e sconnesso (Fase 2). Trump ha detto che «è già iniziata» la Fase 2, i negoziatori saranno al lavoro già oggi. Il documento firmato a Sharm-el-Sheikh - si legge - «perseguirà una complessiva visione di p…
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Anche i suoi più strenui oppositori erano disposti a riconoscere a Donald Trump un vero successo da applausi, a differenza di quelli fasulli che è solito millantare, perché venti ostaggi israeliani da due anni nei tunnel di Hamas sono tornati a casa vivi in cambio della liberazione di 1966 detenuti palestinesi. C’era un contesto che congiurava a favore della riuscita dell'impresa, Benjamin Netanyahu ormai stretto tra le proteste montanti nel mondo e le pressioni anche dei parenti dei prigionieri, Hamas che…
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Il 13 ottobre 2025 è una data storica. Dopo le carneficine di israeliani il 7 ottobre 2023 e, a seguire, due anni di sistematica eliminazione di civili palestinesi (per stanare, ci è stato detto, i miliziani di Hamas), uno spiraglio di speranza si intravede. Gli ultimi 20 ostaggi israeliani vivi sono stati riconsegnati alle loro famiglie. Il rilascio di duecento palestinesi imprigionati nelle carceri israeliane è cominciato.
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Dopo quasi due anni di guerra, Gaza vive ore che potrebbero segnare una svolta storica. Hamas ha liberato tutti i venti ostaggi israeliani ancora vivi nella Striscia, ponendo fine a una trattativa lunga e complessa mediata dagli Stati Uniti e da diversi Paesi arabi. In cambio, Israele ha avviato la liberazione dei prigionieri palestinesi. È il primo punto, il più simbolico e fragile, del piano di pace promosso da Donald Trump, che negli ultimi mesi ha deciso di tornare protagonista sulla scena…
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Donald Trump non ce l’ha fatta a conseguire il premio Nobel per la pace. E a giusta ragione. Nonostante l’indubbio successo diplomatico conseguito con la firma dell’accordo Israele-Hamas per la liberazione di tutti gli ostaggi israeliani in cambio del rilascio di duemila prigionieri palestinesi, il suo piano di pace in Medio Oriente rimane al momento un ennesimo cessate-il-fuoco…
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C'è una resistenza ideologica, se non antropologica, ad ammettere che Donald Trump è riuscito là dove tutti avevano sinora fallito: far tornare gli ostaggi israeliani a casa e mettere fine alla strage di civili a Gaza. Questa resistenza si manifesta attraverso i distinguo: una tregua non è la pace, e questa tregua in particolare è molto fragile; la seconda fase del piano è pressoché irrealizzabile; Hamas non accetterà mai di disarmarsi…
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Sotto il cielo di Sharm el Sheikh nel pomeriggio di oggi, finalmente, l’agognata firma. Trump si godrà il suo successo, davanti agli occhi del mondo, nel traguardo certo della tregua in corso, della riduzione dell’occupazione israeliana di Gaza, dell’arrivo dei convogli di aiuti umanitari e del ritorno a casa dei poveri ostaggi israeliani, i sopravvissuti, dopo due anni di indicibili sofferenze. La prospettiva di uno spiraglio di dialogo tra israeliani e palestinesi…
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Israele e Hamas insieme a Sharm el-Sheikh è un dato di fatto certo. Probabilmente tardivo, fin troppo si potrebbe esclamare. Ma, quanto meno (meglio tardi che mai), le armi tacciono, si può timidamente pensare al futuro, offrire alle popolazioni coinvolte un barlume di speranza. Merito di Donald Trump, lo si deve dire. Ma anche delle Piazze spontanee formate di persone che si sono letteralmente riversate per le strade non solo italiane, ma anche di Berlino, Parigi, Istanbul, Buenos Aires, Nairobi, Dakar e così via, e che…
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La guerra per Gaza ha già conosciuto tre cessate il fuoco e svariati piani per pace, soluzione a due Stati e retorica a iosa. La tregua (se rispettata) è un risultato fondamentale per le migliaia di palestinesi minacciati dalla condotta genocida di Israele, il quale però non rinuncerà mai alla Striscia di Gaza e alla Cisgiordania – che, ricordiamo, sono a tutti gli effetti territori palestinesi. L'ultima proposta per risolvere un conflitto non risolvibile a tavolino è giunta…
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È stato raggiunto un accordo sulla prima fase del piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con l’avvio immediato dei negoziati sulla seconda fase, con il cessate il fuoco che continuerà finché entrambe le parti aderiranno al piano Trump. Nonostante l’importanza di fermare il genocidio a Gaza, che costituisce una necessità urgente e un interesse nazionale e umanitario, ciò che si profila davanti a noi non è un “nuovo giorno palestinese”, ma piuttosto un giorno progettato da Washington con una nuova realtà coloniale, volta a governare…
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Sarà una pace duratura, ci si chiede da giorni? Nessuna pace è eterna e definitiva, perché questa dovrebbe esserlo? La pace può durare un mese, cinque anni o mezzo secolo. Dipende dalla chiarezza e plausibilità degli obiettivi fissati e delle clausole sottoscritte (le paci troppo punitive o ambigue di solito preparano nuove guerre), dalla volontà reale di chi l’ha mediata e siglata, dai tentativi di minarla da parte di chi ha da guadagnare da una continuazione o ripresa del conflitto, dal grado di saggezza…
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