Scossa di magnitudo 4 in Irpinia, gente in strada ma non si registrano danni
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Redazione Interno
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Una scossa di terremoto, che l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha quantificato in magnitudo 4 sulla scala Richter, ha interessato la provincia di Avellino poco prima delle dieci di sera. L’epicentro del sisma, il cui ipocentro è stato localizzato a circa quattordici chilometri di profondità, è stato individuato nella zona di Montefredane, un comune dell’Irpinia che sorge nella valle del Sabato. L’evento, il cui verificarsi ha spinto molti abitanti a lasciare le proprie abitazioni per cercare rifugio all’aperto, è stato percepito in modo netto in gran parte della Campania, raggiungendo non solo il Salernitano ma anche diversi quartieri di Napoli, dove il ricordo di precedenti episodi sismici rende la popolazione particolarmente sensibile a simili fenomeni.
La risposta del sistema di protezione civile
Subito dopo la scossa, la Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile ha attivato le procedure di prassi, entrando tempestivamente in contatto con le strutture operative locali per coordinare le prime verifiche e valutare l’impatto sul territorio. Dalle informazioni raccolte nelle immediate ore successive all’evento, non emergerebbero danni significativi a persone o a beni, un dato che, seppur preliminare, ha contribuito a rassicurare una popolazione che, come spesso accade in queste circostanze, ha vissuto momenti di comprensibile apprensione. La rapidità della risposta del sistema nazionale di protezione civile, del resto, rappresenta un elemento fondamentale per gestire la fase successiva a un evento sismico, indipendentemente dalla sua intensità.
La sequenza sismica in evoluzione
Quello di magnitudo 4 non è stato un episodio isolato, bensì il più significativo di una sequenza che ha caratterizzato l’area irpina nelle ultime ore. Già nel pomeriggio del giorno precedente, infatti, la stessa zona era stata interessata da un terremoto di magnitudo 3.6, a cui ne sono seguiti altri, alcuni dei quali registrati nelle ore immediatamente successive alla scossa principale. L’Ingv ha specificato che, entro le ventitré del giorno dell’evento principale, i terremoti localizzati nell’area erano una decina, di cui due – di magnitudo 2.0 e 2.4 – avvenuti dopo quello di magnitudo 4. Questa successione di eventi, che gli esperti monitorano costantemente, fornisce elementi utili per comprendere la dinamica sismica di un’area storicamente fragile.
Il contesto geologico dell’Appennino campano
L’Irpinia, come del resto gran parte dell’Appennino meridionale, è una zona a elevata sismicità, caratterizzata da una complessa struttura geologica che favorisce il accumulo e il successivo rilascio di energia tettonica. I terremoti che vi si originano, spesso con ipocentri non particolarmente profondi, tendono a essere avvertiti su aree molto vaste, il che spiega la percezione nitida della scossa anche a distanza di diverse decine di chilometri dall’epicentro. La memoria collettiva, inoltre, conserva il ricordo di eventi distruttivi del passato, i quali, sebbene di entità ben diversa, contribuiscono a rendere la percezione del rischio sempre molto alta tra la gente, la quale, nonostante l’assenza di danni, preferisce spesso attendere in strada il cessare della sequenza più acuta.




