Preghiere e marce per la pace: un inizio d'anno tra impegno e testimonianza
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Redazione Interno
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L'anno nuovo, mentre si staglia con le sue incognite, è stato inaugurato in diverse città italiane da una solenne richiesta di pace, che si è declinata in gesti di devozione e in momenti di partecipazione collettiva, i quali, lungi dal configurarsi come mere ritualità, hanno voluto essere un monito e un impegno concreto. A Lodi, nella Cattedrale, il messaggio di monsignor Uggè ha toccato i fedeli riuniti, i quali, in un silenzio carico di speranza, hanno ascoltato le sue parole mentre ricordava come la preghiera debba essere affidata “a Maria Madre di Dio, ai Santi, al Santo protettore del nuovo anno che ciascuno sceglierà, e allo Spirito Santo che è creatore”. Un invito, il suo, a non disperdere l’anelito di concordia ma a radicarlo in una dimensione spirituale e personale, perché – ha sottolineato il presule – “Dio ha scelto la sua creatura più bella per generare il suo disegno di salvezza”.
Le piazze si animano per la non violenza
Quella stessa esigenza di pace, che nelle chiese trova espressione nella supplica, ha invaso anche le strade, assumendo i colori e i passi delle marce organizzate in più parti d’Italia. A Modena, dove si è svolta la seconda edizione della Marcia per la Pace, cittadini e volontari hanno dato vita a un corteo che ha unito generazioni diverse, tutte animate dalla volontà di promuovere solidarietà e rifiuto della violenza. Tra loro, Eugenio Santi ha spiegato che l’adesione rappresentava un segnale preciso: “Non possiamo restare indifferenti a ciò che accade nel mondo”, ha affermato, rimarcando come il concetto di pace debba tradursi anche in attenzioni quotidiane, come un maggiore rispetto per pedoni e ciclisti, affinché il vivere comune sia improntato a una civile convivenza.
La voce diretta di chi la guerra la vive
La riflessione assume toni di drammatica concretezza quando a parlare è chi, della guerra, porta i segni nell’anima. È il caso di Ayah, studentessa palestinese della Cisgiordania ospite del Collegio Borromeo e impegnata in un master in Cooperazione e sviluppo, la quale ha portato la sua testimonianza durante la Giornata per la pace celebrata nella chiesa del Carmine, prima della marcia verso il Duomo. “Vengo da un luogo dove la parola pace non è astratta. È una parola che manca”, ha detto con voce ferma la giovane, aggiungendo che “crescere in un contesto plasmato dal conflitto significa imparare che la violenza non risolve, che le armi non proteggono e che l’odio non costruisce un futuro”. Le sue parole, cariche di un’esperienza diretta e sofferta, hanno offerto alla folla un crudo punto di vista sulla realtà dei conflitti, lontano da ogni astrazione.
Il filo che unisce le città
Anche a Messina, ieri sera, si è snodato un corteo animato da cittadini, famiglie e rappresentanti del mondo religioso e del lavoro, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio in occasione della Giornata mondiale della pace. Il loro cammino per le vie della città è stato un modo per “affermare, con semplicità e determinazione, il rifiuto della guerra e della violenza e il desiderio di un futuro di dialogo”, come hanno spiegato gli organizzatori, i quali hanno sottolineato la necessità di non abituarsi mai all’orrore dei conflitti. Un messaggio, quello lanciato da queste iniziative, che sembra voler tracciare un solco profondo nell’inizio dell’anno, proponendo una via alternativa fatta di ascolto, impegno e una tenace speranza, mentre il panorama internazionale, con le sue tensioni, rimane sullo sfondo a ricordare l’urgenza di questi appelli.




