Leone XIV ricorda Francesco a un anno dalla morte: «Un dono per la Chiesa e per il mondo»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’aereo che da Luanda lo sta portando verso Malabo, nell’ultima tappa del suo viaggio apostolico in Africa, è diventato il palcoscenico inaspettato ma quanto mai simbolico per una commemorazione che, a dirla tutta, porta con sé il peso di un’eredità ancora calda. Papa Leone XIV, consapevole della ricorrenza che segna questo 21 aprile 2026 – esattamente un anno fa, quel lunedì di Pasquetta del 2025, si spegneva all’alba Jorge Mario Bergoglio – ha voluto rompere il silenzio del volo per consegnare ai cronisti al seguito un ricordo denso di umanità e gratitudine. Non si è trattato, è bene sottolinearlo, di un semplice atto dovuto; il Pontefice americano, che all’epoca della scomparsa del predecessore si trovava ancora nell’ombra del conclave, ha descritto Francesco con una formula che suona quasi come una definizione teologica: «Un dono per la Chiesa e per il mondo intero». Una definizione, quest’ultima, che lo stesso Leone ha declinato attraverso i gesti concreti di un pontificato durato dodici anni, ricordando come quell’argentino, il primo Papa venuto dalle Americhe, abbia realmente incarnato la prossimità «ai più poveri, ai piccoli, ai malati, ai bambini, agli anziani».

Il tributo del successore, tra misericordia e memoria personale

Le parole di Leone XIV, riportate dall’inviato Salvatore Cernuzio, non sono scivolate via come semplici convenevoli diplomatici. Il Papa, che parla l’italiano con quella schiettezza tipica del suo background nordamericano, ha anzi scavato nel dettaglio, citando un episodio che dimostra quanto il magistero di Francesco abbia inciso anche sulla sua personale formazione spirituale. Ha ricordato, per esempio, la messa celebrata il 17 marzo 2013 – due giorni prima dell’inaugurazione ufficiale del pontificato – quando Bergoglio, ancora eletto da poche ore, parlò a braccio «con cuore aperto della misericordia di Dio, dell’amore e del perdono». C’è poi stato un riferimento preciso all’Angelus della prima domenica, ma soprattutto all’intuizione, definita «bellissima» da Leone, del Giubileo straordinario della misericordia voluto da Francesco nel 2015. «Preghiamo affinché lui stia godendo della misericordia del Signore», ha auspicato l’attuale Pontefice, mentre il velivolo sorvolava proprio lo spazio aereo della Repubblica Centrafricana, dove Francesco aprì simbolicamente quella Porta Santa. Un dettaglio, quest’ultimo, che arricchisce il tributo di una coincidenza geografica quasi poetica.

L’eredità della “fratellanza” e la lezione sul Vangelo

Non c’è stato, nelle parole di Leone XIV, un semplice elenco di buone intenzioni. Al contrario, il successore ha messo il dito sulla piaga di una delle battaglie più care al “Papa dei poveri”: la costruzione della fratellanza universale. Francesco, ha ricordato Leone, ha sempre parlato di un «autentico rispetto per tutti gli uomini e le donne», un messaggio che oggi, a un anno di distanza, risuona con un’attualità quasi disarmante in un mondo segnato da nuove tensioni e vecchie guerre. Ma c’è stato anche un passaggio, forse il più tecnico ma anche il più rivelatore dello stile bergogliano, riguardante l’evangelizzazione. «Non è proselitismo», ha ammonito Leone citando il predecessore, perché ciò che conta è «l’attrazione della fede e la gioia dei credenti». In un’epoca di rigidismi e di muri, Francesco aveva scelto la via dell’esempio, della vicinanza fisica agli “scarti” della società, e Leone XIV ha voluto ribadire che quella strada – quella di una Chiesa in uscita, capace di sognare secondo l’espressione cara al cardinale Zuppi – non è affatto una parentesi chiusa, ma il solco sul quale si muove ancora oggi il timone della barca di Pietro.

Un anno dopo, tra ricordi privati e celebrazioni romane

Mentre il Papa prosegue il suo tour africano, a Roma la macchina della memoria si è messa in moto con sobrietà ma anche con intensità. Nella basilica di Santa Maria Maggiore, dove riposano le spoglie di Francesco (lui che aveva sempre sperato di essere sepolto lontano dal fragore del Vaticano, ma che poi ha trovato pace sotto la protezione della Salus Populi Romani), si terrà una messa in suffragio nel pomeriggio. Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, ha intanto firmato la prefazione di un volume che raccoglie gli interventi di Bergoglio alla Chiesa italiana, un testo intitolato “Con volto di mamma” che restituisce tutto il calore di un rapporto, quello con la società italiana, che non fu mai formale. E poi ci sono i libri dei testimoni, come quello di Cernuzio, che svelano il Francesco privato, quello che definiva l’allora cardinale Prevost – l’attuale Leone XIV – «un santo» già prima che il conclave lo eleggesse. Un anno, insomma, che sembra già un’eternità per la velocità dei cambiamenti geopolitici, ma che nel solco della fede e della memoria lascia emergere il profilo nitido di un Pontefice che, parafrasando le parole del suo successore, ha donato tutto senza chiedere nulla in cambio, se non la gioia di servire.

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