Savona ottava in Italia per crollo del commercio, in 13 anni sparite 142 attività
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Redazione Economia
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Il fenomeno della desertificazione commerciale, quel processo inesorabile che porta alla chiusura delle saracinesche dei piccoli negozi, non accenna a rallentare la sua corsa, e i numeri diffusi dall’Osservatorio Confcommercio sulla demografia d’impresa fotografano una realtà che, per molte città italiane, si fa di anno in anno più complessa. Savona, in questo quadro nazionale, occupa una posizione preoccupante: con una riduzione del 33,5% delle sue attività commerciali al dettaglio e ambulanti nel periodo compreso tra il 2012 e il 2025, il capoluogo ligure si piazza all’ottavo posto nella classifica dei comuni che hanno pagato il prezzo più alto a questa trasformazione del tessuto urbano ed economico. Sono 142, in termini assoluti, le attività che hanno abbassato la saracinesca per sempre, nella stragrande maggioranza dei casi spinte da motivazioni economiche divenute insostenibili, lasciando dietro di sé voragini nei quartieri e un tessuto sociale che si impoverisce con la scomparsa di ogni singola vetrina.
I numeri di una trasformazione che non risparmia i centri storici
L’analisi condotta dall’Ufficio Studi di Confcommercio, che ha preso in esame 122 città italiane tra capoluoghi di provincia e comuni non capoluogo tra i più popolosi, delinea una tendenza che al Nord assume i contorni più marcati: accanto a Savona, trovanno infatti Belluno, Vercelli con un drammatico -35%, Trieste, Alessandria e Gorizia con perdite che superano tutte abbondantemente la soglia del 33%. A livello nazionale, il dato complessivo è impressionante: tra il 2012 e il 2025 sono scomparsi 156mila punti vendita al dettaglio e ambulanti, un numero che rappresenta oltre un quarto del totale e che, come sottolineano gli stessi ricercatori, è aumentato a un tasso medio annuo del 3,1% nell'ultimo anno, in accelerazione rispetto al passato. Le cause, ormai note, vengono ricondotte a una molteplicità di fattori tra cui la concorrenza dell’e-commerce, il caro affitti che nei centri storici raggiunge livelli proibitivi, la burocrazia e una programmazione urbanistica che spesso non ha saputo proteggere il commercio di prossimità.
La ristorazione e il turismo cambiano il volto delle città
A fronte di questa emorragia che colpisce soprattutto i negozi tradizionali, il comparto dell’alloggio e della ristorazione segna un +19mila imprese a livello nazionale, un incremento che racconta di una economia urbana sempre più plasmata sui flussi turistici e sui consumi fuori casa. A Firenze, come in molte altre città d'arte, il fenomeno è particolarmente evidente: i dati mostrano una diminuzione sensibile dei negozi al dettaglio mentre continuano a moltiplicarsi le attività legate all’accoglienza, un cambiamento profondo nella struttura economica che solleva interrogativi sulla vivibilità futura dei centri storici. La preoccupazione, espressa più volte da esponenti di categoria come il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, è che senza nuove politiche di sostegno il commercio possa contrarsi ulteriormente fino a far sparire, entro il 2035, un quarto delle attività di vicinato attuali, trasformando interi quartieri in zone dormitorio prive di servizi essenziali.
Iniziative locali per contrastare la crisi
Di fronte a questo scenario, alcune amministrazioni stanno cercando di invertire la rotta con misure mirate. A Savona, la giunta comunale ha recentemente approvato un pacchetto di interventi pensati specificamente per il centro medievale, una delle aree più colpite dallo sfitto. Un protocollo sperimentale, gestito in collaborazione con le associazioni di categoria e con Confcommercio come capofila, mette a disposizione contributi a fondo perduto fino a 10mila euro per favorire l’apertura di nuove imprese in locali sfitti da almeno dodici mesi, con una particolare attenzione ai progetti presentati da giovani e donne. Parallelamente, la giunta ha aggiornato il Piano comunale per la somministrazione di alimenti e bevande, fermo al 2015, introducendo criteri di premialità per chi sceglie locali sfitti, riduce gli sprechi, adotta menù multilingue o rimuove le barriere architettoniche e sensoriali, nel tentativo di qualificare un'offerta che altrimenti rischierebbe di diventare sempre più omologata e fragile.
Il ruolo delle associazioni e le strategie future
La stessa Confcommercio Savona, attraverso il suo presidente Enrico Schiappapietra, ha messo in campo iniziative come lo “Sportello delle opportunità”, un servizio pensato per snellire la burocrazia e offrire supporto concreto agli operatori, e ha aderito al progetto nazionale “Cities”, che mira a promuovere una nuova visione della città come laboratorio di cambiamento. L’idea di fondo, ribadita nel corso della recente Conferenza di Sistema, è che ogni vetrina accesa rappresenti non solo un punto vendita, ma anche un presidio di sicurezza e coesione sociale, e che per questo vada difesa con strumenti che vadano oltre il semplice sostegno economico, toccando i temi della rigenerazione urbana, della mobilità sostenibile e della digitalizzazione. L’obiettivo dichiarato è quello di creare un ecosistema favorevole in cui le piccole imprese possano tornare a essere il motore dei centri urbani, contrastando quella desertificazione che, come mostrano i numeri, è ormai una realtà consolidata in gran parte del paese.
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