Trump stringe l’embargo su Cuba, ma la Russia sfida il blocco con due petroliere cariche di greggio
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Redazione Esteri
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La scacchiera geopolitica torna a incupirsi sui Caraibi, con un braccio di ferro che vede contrapposte due potenze storiche e un’isola, Cuba, stretta nella morsa di una crisi energetica che rischia di diventare esplosiva. Alla fine di gennaio, gli Stati Uniti hanno inasprito ulteriormente le sanzioni economiche che da decenni gravano sull’Avana, inserendo una clausola che, di fatto, minaccia di ritorsioni finanziarie qualunque nazione osi esportare carburante verso l’isola. La durezza della linea adottata dalla nuova amministrazione, con la voce grossa di Donald Trump tornato alla Casa Bianca, ha immediatamente aggravato una situazione già critica, gettando Cuba in una delle sue peggiori carenze di approvvigionamento degli ultimi anni.
A gettare un’ancora di salvezza, in questo scenario di pressione unilaterale, è stata però una delle protagoniste storiche della contrapposizione con Washington. Mosca ha deciso di non lasciare campo libero, movimentando la propria flotta in quella che appare una chiara operazione di sfida diplomatica. Secondo i dati di monitoraggio marittimo, la petroliera “Anatoly Kolodkin”, una nave già soggetta a restrizioni da parte occidentale, ha salpato l’8 marzo dal porto di Primorsk, sul Mar Baltico. Con oltre 700mila barili di greggio a bordo, l’imbarcazione sta attualmente attraversando l’Atlantico orientale, diretta verso le coste cubane. Una seconda nave, sempre russa, sarebbe pronta a seguire il medesimo percorso per consegnare non solo petrolio ma anche diesel, componenti essenziali per mantenere in funzione le infrastrutture elettriche e la mobilità dell’isola.
Il diritto alla sovranità energetica e le parole del viceministro cubano
La reazione de L’Avana non si è fatta attendere, declinata nei toni misurati ma inflessibili della diplomazia. Interrogato sull’arrivo imminente delle due petroliere russe, il viceministro cubano dell’Energia ha rivendicato senza mezzi termini la legittimità dell’operazione. “Cuba ha il diritto di comprare e acquisire combustibile da qualsiasi paese del mondo”, ha dichiarato il funzionario, sottolineando come si tratti di una prerogativa sovrana che l’isola ha sempre esercitato, salvo poi vedersela limitata “dall’ordine esecutivo del governo degli Stati Uniti che si crede padrone del mondo”. Una dichiarazione che, pur nella sua brevità, fotografa la tensione latente: da un lato la necessità di garantire la sopravvivenza del sistema energetico nazionale, dall’altro la volontà di non cedere a quella che viene percepita come un’ingerenza inaccettabile.
Il Cremlino alza la voce: solidarietà incrollabile senza nominare Washington
Dal canto suo, la Russia ha voluto dare un’impronta ufficiale a questa operazione di rifornimento, trasformandola in un atto politico. Il ministero degli Esteri russo ha diffuso un messaggio nei giorni scorsi in cui ribadiva “l’incrollabile solidarietà con il governo e il fraterno popolo di Cuba”. Nel testo, il Cremlino ha condannato con forza “i tentativi di grave interferenza negli affari interni di uno Stato sovrano, le intimidazioni e l’uso di misure restrittive unilaterali illegali”. Pur non essendoci riferimenti espliciti a Donald Trump o alla Casa Bianca, il bersaglio della nota appare evidente: si tratta di una contestazione frontale al meccanismo di embargo più esteso mai applicato a un paese vicino agli Stati Uniti. Mosca, evitando di nominare direttamente il presidente americano – che pochi giorni fa aveva lasciato intendere che a Cuba si sarebbe riservato il destino che ritiene opportuno – ha preferito colpire la sostanza della politica estera statunitense, sostenendo che nessuna misura unilaterale può limitare i rapporti commerciali tra nazioni sovrane.
La solidarietà dal basso e l’ombra delle sanzioni sulla flotta russa
Mentre le petroliere procedono nella loro traversata atlantica, il quadro si arricchisce di un ulteriore elemento. A fine gennaio, dopo l’inasprimento dell’embargo, si era mobilitata anche la cosiddetta “macchina della solidarietà dal basso” rappresentata dalla Nuestra América Flotilla, un’iniziativa civile il cui arrivo a Cuba è previsto proprio in queste ore a sostegno della popolazione. Se da un lato il gesto ha un valore simbolico, dall’altro è il trasferimento di idrocarburi via mare da parte di Mosca a rappresentare la sfida più concreta alla linea dura imposta da Washington. La petroliera “Anatoly Kolodkin”, inserita nelle liste delle sanzioni occidentali, incarna peraltro un rischio calcolato: l’eventuale estensione delle ritorsioni a chi la noleggia o alla stessa Cuba per aver ricevuto il carico potrebbe aprire un nuovo fronte legale, ma per ora la nave procede indisturbata, portando con sé il combustibile necessario a tenere accese le luci dell’isola mentre la crisi energetica, aggravata dalle restrizioni statunitensi, spinge l’Avana a cercare alternative a qualsiasi costo.




