Morte di Dolores Dori, l'ipotesi dell'omicidio in un campo nomadi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una donna di 44 anni, Dolores Dori, è morta nella notte dopo essere stata operata d'urgenza nell’ospedale di Desenzano del Garda, dove era stata scaricata davanti al pronto soccorso con tre proiettili conficcati nel petto. La dinamica dell’accaduto, che le indagini stanno cercando di ricostruire nei minimi dettagli, presenta ancora diversi elementi di ambiguità.

La faida familiare e il matrimonio inaccettabile

La vicenda affonda le proprie radici in una faida tra famiglie di etnia sinti, strettamente legata a quelle rigide regole non scritte che disciplinano i rapporti all'interno dei gruppi nomadi del Nordest. Dolores si era recata in un campo nomadi di Lonato del Garda per recuperare la figlia. La giovane, infatti, si era innamorata di una persona considerata inappropriata, prefigurando un matrimonio inaccettabile secondo i codici interni. Questo legame sentimentale, definito da alcuni come "un matrimonio che non s'ha da fare", avrebbe innescato la miccia di un conflitto latente.

La lite furibonda e l'agguato

Nel tardo pomeriggio di giovedì, all'interno del campo, è scoppiata una lite furibonda. È nel corso di quell'acceso alterco che a Dolores sono stati esplosi tre colpi di rivoltella all'addome, davanti agli occhi atterriti del figlio minore che l'aveva accompagnata.

L'abbandono in ospedale e la fuga

Poche ore dopo, verso le diciannove, un’Alfa Romeo Stelvio con una targa probabilmente falsa ha frenato di schianto davanti al pronto soccorso di Desenzano. Un uomo, sceso velocemente dal veicolo, ha trascinato a terra il corpo ormai esanime di Dolores Dori per poi risalire in macchina e fuggire a gran velocità. I sanitari, nonostante gli immediati tentativi di rianimarla e il successivo intervento chirurgico, non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.

Gli elementi chiave delle indagini

Sul caso, che vede la magistratura concentrata sull'ipotesi di omicidio, pesano alcuni elementi cruciali. La vittima era sorella di un collaboratore di giustizia, da poco inserito in un programma di protezione, un particolare che le forze dell’ordine stanno valutando con estrema attenzione. Agli investigatori, inoltre, è finito nelle mani un filmato in cui il marito della donna, armato, avrebbe rivolto minacce, un tassello che si aggiunge a un puzzle già di per sé complesso e delicato.

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