L'arcivescovo Gallagher a Mosca e la proposta della Cia per un vertice trilaterale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il viaggio dell'arcivescovo Paul Richard Gallagher nella Federazione Russa, che si è svolto dal 25 al 27 agosto, ha rappresentato un appuntamento significativo nel quadro delle relazioni diplomatiche della Santa Sede. La missione del segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali si è conclusa con il suo rientro a Roma, avvenuto nella serata di venerdì 28 agosto, dopo uno scalo a Istanbul.

Sebbene la Farnesina russa abbia diffuso le trascrizioni integrali dei colloqui con il ministro Sergej Lavrov, gli interventi di Gallagher, documentati in video con traduzione simultanea, non sono stati resi pubblici in forma testuale, e nemmeno la testata vaticana ha provveduto a pubblicarli per esteso, lasciando spazio a interpretazioni parziali dei contenuti trattati.

La proposta di Ratcliffe per un incontro a tre

In parallelo alla missione ecclesiastica, si è registrato un movimento sul fronte dell'intelligence statunitense, con il direttore della Cia, John Ratcliffe, che ha avanzato una proposta concreta durante la sua visita a Mosca all'inizio della settimana. Secondo quanto riferito ad Axios da due fonti informate, Ratcliffe avrebbe suggerito l'organizzazione di un incontro trilaterale che coinvolgerebbe il presidente Donald Trump, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky.

L'obiettivo dichiarato della visita non era soltanto quello di sondare il terreno per un possibile ritorno al tavolo negoziale, ma anche di valutare se i vertici dei servizi segreti russi potessero esercitare un'influenza decisiva per convincere Putin a riprendere le discussioni con l'Ucraina, sotto l'egida mediatrice degli Stati Uniti. La proposta, ancora allo stato embrionale, getta luce sugli sforzi sotterranei che accompagnano la dimensione pubblica del conflitto.

Il rientro faticoso e il contesto bellico

Il rientro dell'arcivescovo Gallagher a Roma è stato reso particolarmente complesso dalle restrizioni ai collegamenti aerei tra la Russia e i Paesi dell'Unione Europea, che hanno di fatto azzerato i voli diretti. Il volo scelto per il rientro, operato via Istanbul, ha costretto il prelato a compiere un lungo periplo dell'Europa, attraversando i Balcani, costeggiando i confini dell'Ucraina per poi sorvolare la Bielorussia, un itinerario che testimonia plasticamente le difficoltà logistiche imposte dall'attuale situazione geopolitica.

Nel frattempo, sul terreno ucraino, le prospettive per i prossimi mesi appaiono segnate da una logica di guerra di posizione, con la Russia che avrebbe preparato una nuova offensiva per cercare di sbloccare a proprio favore le linee del fronte. L'Ucraina, dal canto suo, insiste presso gli alleati sulla necessità di una difesa più robusta dei propri cieli, mentre sul terreno le operazioni di resistenza si intensificano in vista dell'inverno, che si preannuncia particolarmente duro per le città ucraine, già messe in ginocchio dai bombardamenti e dalla carenza di infrastrutture energetiche.

Le ferite della guerra al centro della diplomazia vaticana

Il messaggio portato da Gallagher a Mosca si inserisce in una linea diplomatica che la Santa Sede persegue con coerenza, fondata sul principio che le ferite del conflitto vadano "toccate" e non rimosse, per poter avviare un autentico percorso di pacificazione. L'assenza di trascrizioni ufficiali delle sue parole, tuttavia, rende difficile valutare l'impatto specifico delle sue argomentazioni sui vertici del Cremlino, anche se la scelta di pubblicare i video con traduzione simultanea lascia intendere una volontà di trasparenza limitata al solo canale visivo.

Mentre la diplomazia tradizionale cerca spazi di manovra, come dimostra l'iniziativa del direttore della Cia, la Chiesa cattolica mantiene un profilo basso ma costante, cercando di preservare quei canali di comunicazione che potrebbero rivelarsi utili in una futura fase di disgelo. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la proposta trilaterale di Ratcliffe potrà attecchire o se rimarrà un semplice tentativo isolato, in un contesto in cui le ostilità sul campo non accennano a diminuire.

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