Atp Finals, la sfida tra Torino e Milano e la stoccata al governo
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Redazione Sport
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Mentre a Torino, nell’Inalpi Arena, si disputa l’edizione corrente delle Atp Finals, il futuro del prestigioso torneo di tennis appare già scritto e proiettato verso Milano. La conferma della permanenza per un altro anno nel capoluogo piemontese, prevista per il 2026, non placa le voci sul trasferimento, ormai considerato inevitabile, che dovrebbe concretarsi a partire dal 2027. Un passaggio di consegne, questo, che sembra rispondere a logiche di capacità infrastrutturale e di visione prospettica, con la nuova Arena Santa Giulia pronta ad accogliere l’evento per un quadriennio. È in questo contesto, del resto, che si inserisce la riflessione di Andrea Gaudenzi, il quale ha lanciato un monito alle istituzioni nazionali, sottolineando come gli investimenti globali, come quelli messi in campo dall’Arabia Saudita per un nuovo Masters 1000, richiedano un impegno economico pari a miliardi di dollari, un livello di spesa che la politica italiana, se intende giocare un ruolo, deve essere disposta a sostenere.
Il confronto sulle strutture
La futura Arena Santa Giulia, che sorgerà non lontano dalla sede di Sky Italia nell’area di Rogoredo, già servita da treni e metropolitana, promette di offrire una capienza di circa sedicimila spettatori, superando così l’attuale impianto torinese. L’Inalpi Arena, ereditata dalle Olimpiadi invernali del 2006 e firmata dall’archistar Arata Isozaki, ha cercato di tenere il passo attraverso modifiche strutturali che hanno permesso di portare i posti a sedere da dodicimila a tredicimila per l’edizione in corso. Una differenza, quella della capienza, che non rappresenta un dettaglio trascurabile nella valutazione complessiva della manifestazione, la quale, oltre al valore sportivo, sviluppa un indotto economico e un’offerta di intrattenimento che spazia, per chi assiste agli incontri, dalla proposta gastronomica più informale fino a esperienze culinarie di alto livello.
Le dichiarazioni e le prospettive
Angelo Binaghi, figura di riferimento del tennis italiano, ha espresso una valutazione positiva sull’organizzazione torinese, ammettendo di non aver creduto che la città potesse rivelarsi così all’avanguardia nella gestione di un evento di tale portata. Le sue parole, se da un lato innalzano il merito dell’operato locale, dall’altro non sembrano intaccare il percorso ormai avviato che condurrà le Finals in Lombardia. Il dibattito, quindi, si sposta naturalmente sulle necessità di sviluppo del sistema-paese, con Gaudenzi che, senza mezzi termini, ha paragonato l’impegno richiesto a quello di altre realtà internazionali, citando esplicitamente il caso di Wimbledon, dove gli investimenti pubblici e privati sono parte integrante del successo della manifestazione.
L’evoluzione del modello italiano
La transizione da Torino a Milano per le Atp Finals delinea, in sostanza, una nuova fase per il tennis italiano, chiamato a misurarsi con standard internazionali sempre più elevati. L’attenzione si concentra, inevitabilmente, sulla capacità di attrarre risorse e di programmare interventi a lungo termine, un campo nel quale, stando alle dichiarazioni provenienti dall’Atp, l’Italia sembra mostrare un certo ritardo. La stoccata di Gaudenzi, per quanto velata, suona come un invito preciso a colmare questo gap, affinché il paese non perda il treno di un movimento sportivo globale in rapidissima e costante evoluzione.




