Teatro in lutto, è morto il regista e scenografo Giancarlo Cauteruccio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Se n’è andato oggi, undici gennaio, all’età di sessantanove anni, Giancarlo Cauteruccio, una delle figure più innovative della seconda avanguardia teatrale italiana, la cui scomparsa, avvenuta a Sibari, in Calabria, lascia un vuito profondo nel mondo della cultura, dopo una vita spesa in gran parte in Toscana. Ad annunciare la notizia, con un commosso comunicato, è stata la Compagnia Teatrale Krypton, da lui stesso fondata, che ne ha ricordato l’impronta decisiva. Artista poliedrico e instancabile ricercatore, Cauteruccio non fu solo regista e attore, ma anche scenografo, autore, artista visivo e docente, un percorso formativo che, intrecciando studi d’arte e architettura, gli permise di forgiare un linguaggio scenico unico e riconoscibile, il cui segno è rimasto indelebile.
L'innovatore della scena
La sua carriera, iniziata in anni fervidi e carichi di sperimentazione, lo vide persino collaborare, agli esordi, con i Litfiba nella mitica cantina di via dei Bardi a Firenze, contribuendo a costruire quell’immaginario audace che caratterizzò un’intera stagione culturale della città. Fu proprio quel desiderio di superare i confini tradizionali dell’espressione a condurlo, in seguito, alla fondazione della compagnia Krypton, divenuta in breve tempo una delle realtà più influenti e rispettate nel panorama del teatro di ricerca nazionale, che seppe portare in giro per il mondo, conquistando riconoscimenti e attenzione critica.
Il Teatro Studio di Scandicci
Dal 1992, e per molti anni, assunse la direzione artistica del Teatro Studio di Scandicci, che lui stesso trasformò radicalmente, smantellando letteralmente le “comode poltroncine” del teatro borghese per far posto a un luogo aperto e dinamico, un quadrilatero delimitato da quattro grandi pedane oblique che diventavano di volta in volta palcoscenici, spazi per proiezioni o luoghi dedicati al dell’attore. In quella sala, che guidò con visionaria determinazione, promosse una continua sperimentazione, affiancando alla produzione un intenso lavoro di formazione e aprendo le porte a significativi scambi internazionali, facendone un crocevia imprescindibile per gli addetti ai lavori.
Un'eredità visiva e concettuale
La sua idea di teatro, che definiva “post-teatrale”, rifiutava ogni forma di passività dello spettatore, invitato invece a immergersi in un’esperienza totalizzante dove le arti visive, la tecnologia e la fisicità degli interpreti si fondevano in un unicum percettivo. Molti di coloro che lo hanno conosciuto e frequentato ne ricordano non solo la statura intellettuale, ma anche la generosità nel trasmettere il proprio sapere, qualità che lo portò a insegnare in diverse istituzioni, plasmando nuove generazioni di artisti. La sua opera, come testimoniano le reazioni alla scomparsa, rappresenta un capitolo fondamentale della storia culturale recente, un segno lasciato con forza nella scena toscana e nazionale che continuerà a essere studiato e a ispirare.




