Tragedia nel Lago Maggiore a Luino: recuperato il corpo del 17enne disperso alla foce del Tresa
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Redazione Interno
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Si è concluso con l'esito più tragico possibile il drammatico episodio che giovedì sera ha sconvolto la sponda orientale del Lago Maggiore. Il corpo del ragazzo di 17 anni, di nazionalità egiziana, disperso nelle acque della foce del fiume Tresa, è stato recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco nelle prime ore di questa mattina, venerdì 31 luglio.
Il giovane, che era stato visto inabissarsi a causa della forte corrente presente in quello specchio lacustre, giaceva su un fondale di pochi metri, non lontano dal punto in cui si era tuffato, e il suo recupero ha posto fine a oltre dodici ore di angosciosa attesa.
La dinamica dell'incidente e la corrente del Tresa
L'allarme era scattato intorno alle 19.30 di giovedì, quando il cognato del bagnante, dopo aver notato due ragazzi in difficoltà alla foce del fiume Tresa, si era gettato in acqua per prestare soccorso. Se da un lato l'uomo è riuscito a raggiungere e a mettere in salvo uno dei due giovani, dall'altro le sue speranze si sono infrante di fronte alla violenza della corrente, che ha trascinato via il secondo ragazzo, impedendogli di raggiungerlo.
La zona della foce, un crocevia naturale tra le acque del fiume e quelle del lago che si estende tra i comuni di Luino e Germignaga, è storicamente insidiosa a causa dei moti convulsi che si generano dall'incontro delle due masse d'acqua, un fattore che rende la balneazione particolarmente pericolosa nonostante le apparenze di una superficie talvolta ingannevolmente tranquilla.
Le ricerche e il ritrovamento sul fondale
Immediatamente dopo la segnalazione, sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del comando provinciale di Varese, che hanno attivato il consueto dispositivo di ricerca con squadre di sommozzatori e mezzi nautici. Le operazioni, condotte in condizioni di luce difficili e complicate dalla stessa corrente che aveva causato il dramma, hanno richiesto l'impiego di tecniche di perlustrazione subacquea minuziose per scandagliare il fondale antistante la foce.
Il corpo del diciassettenne è stato infine individuato in una zona dove la profondità non supera i pochi metri, a conferma di come la forza dell'acqua, più che la distanza dalla riva, abbia giocato un ruolo determinante nell'aver impedito al giovane di riemergere. Immediatamente dopo il recupero, il ragazzo è stato affidato ai sanitari del 118, che hanno avviato sul posto le manovre di rianimazione cardio-polmonare, proseguite con estremo accanimento terapeutico durante il trasferimento d'urgenza presso l'ospedale di Luino, dove purtroppo è deceduto poco dopo il ricovero.
Un fine settimana di sangue nei corsi d'acqua lombardi
La morte del diciassettenne a Luino non rappresenta purtroppo un episodio isolato nel panorama della cronaca estiva lombarda, ma si inserisce in un fine settimana segnato da una sequenza di tragedie analoghe legate alla balneazione in acque libere. Meno di 24 ore prima del dramma sul Lago Maggiore, un'altra vicenda analoga ha tenuto con il fiato sospeso la provincia di Mantova, dove un padre di famiglia è disperso nelle acque del fiume Po, nel comune di Sermide, dopo essersi gettato nel fiume per cercare di salvare la figlia e un'amica che stavano annaspando in difficoltà.
La furia dell'acqua, l'istinto di salvare i propri cari e il caldo torrido di questi giorni stanno trasformando laghi e fiumi in teatri di una strage silenziosa, con un bilancio di vite spezzate che si aggiorna di ora in ora.
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