Il giorno della "caata particolare": Crozza veste i panni di Cazzullo e la satira si impossessa della cronaca Petrecca**

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel momento esatto in cui Paolo Petrecca formalizzava la rimessione del proprio mandato nelle mani dell’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi, Maurizio Crozza, con un tempismo comico che ne definisce la cifra stilistica, sceglieva di indossare i panni di Aldo Cazzullo. Lo fa in un episodio speciale, una sorta di anteprima di ciò che vedremo a partire dal 6 marzo nel nuovo corso di Fratelli di Crozza, e il Titolo è già un programma nella sua geniale semplicità: “Una Ca**ata Particolare”. Il gioco di parole, che richiama inequivocabilmente la nota trasmissione condotta da Cazzullo su La7, non è solo un espediente lessicale, ma la cornice dentro la quale il comico genovese infila, una dopo l’altra, le perle della telecronaca olimpica firmata dall’ormai ex direttore di RaiSport, trasformando un disastro professionale in un oggetto di culto satirico.

La figura di Crozza, quando si cala nei panni del giornalista del Corriere della Sera, raggiunge vette di immedesimazione che vanno oltre la semplice imitazione fisiognomica. Diventa un racconto nel racconto, una meta-narrazione dove la telecronaca stessa — quella che ha visto Petrecca incorrere in una serie di sfondoni memorabili nel corso della cerimonia inaugurale di Milano-Cortina — viene sezionata con la precisione di un entomologo. Crozza-Cazzullo, con quel suo tono aulico e solenne che stride volutamente con la materia grezza e tragicomica degli errori, elenca e amplifica le gaffe: il saluto iniziale con un “buongiorno dallo Stadio Olimpico” pronunciato dimenticando di trovarsi al Meazza di San Siro, oppure lo scambio, nemmeno troppo veniale, tra la presidente del CIO Kirsty Coventry e Laura Mattarella. Il comico, e lo fa con la maestria di chi conosce i tempi della risata, non si limita alla citazione, ma costruisce attorno a quegli errori un’impalcatura di senso, o di non-senso, che restituisce allo spettatore l’assurdità del momento.

L’altra faccia della medaglia: quando l’imitazione diventa documento

Quella che va in scena sul Nove, e poi in streaming su Discovery+, è una satira che si nutre di cronaca e la restituisce moltiplicata, quasi fosse un gioco di specchi deformanti. La scelta di affidare a Cazzullo — o meglio, alla sua versione crozziana — il compito di raccontare la sfilza di inesattezze di Petrecca non è affatto casuale: c’è un parallelismo ironico tra la “Giornata particolare” della televisione “seria” e la “Ca**ata Particolare” della televisione comica, quasi a suggerire che a volte, per comprendere la realtà, sia necessario filtrarla attraverso la lente dell’assurdo. Crozza cita, e lo fa con dovizia di particolari, il momento in cui Matilda De Angelis venne scambiata per Mariah Carey, o quando, parlando del Kazakistan, Petrecca ebbe modo di sottolineare come quella nazione avesse solo quattro atleti, salvo poi precisare — e qui sta il cuore del nonsense — che sette di loro gareggiavano nello sci di fondo. Una contraddizione in termini che il comico non manca di mettere in risalto, facendo leva su quella logica paradossale che fuoriesce dagli stessi resoconti giornalistici.

Ma c’è di più, perché l’operazione di Crozza si inserisce in un contesto più ampio, quello delle proteste interne alla Rai. La redazione di RaiSport, com’è noto, aveva ritirato le firme dai servizi e dai collegamenti, in una forma di dissenso che non trova precedenti recenti per modalità e tempistica. I giornalisti, attraverso i loro rappresentanti sindacali, avevano parlato chiaramente di “danno arrecato ai telespettatori che pagano il canone” e di umiliazione professionale, e questa fronda interna diventa, nella rilettura di Crozza, quasi una colonna sonora che accompagna l’elenco delle papere. Lo stesso Petrecca, peraltro, nel giorno delle dimissioni aveva affidato a un’immagine — un quadro di Guido Reni raffigurante San Matteo e l’angelo — e a una citazione evangelica, quella del “Vangelo di Matteo” (Mt 26, 20-29), il proprio congedo: “Uno di voi mi tradirà”. Una scelta, quella del riferimento al tradimento di Giuda, che ha aperto scenari interpretativi complessi, lasciando intendere l’esistenza di dinamiche interne non proprio lineari, quasi che il direttore uscente volesse suggerire l’idea di essere stato, a sua volta, la vittima di qualcosa.

La gestione commissariale e il peso di una eredità ingombrante

Mentre la satria di Crozza cannibalizza la notizia e la trasforma in intrattenimento, la macchina organizzativa della Rai prova a fare i conti con i cocci. La gestione transitoria della testata sportiva, come confermato da fonti interne e da numerosi resoconti di agenzia, è stata affidata a Marco Lollobrigida, figura che si trova ora a dover traghettare la redazione verso la conclusione dei Giochi e, presumibilmente, verso una fase di ricomposizione del conflitto. Non si tratta soltanto di gestire l’eredità tecnica di una telecronaca sbagliata, ma di ricucire uno strappo con la redazione che appare profondo e forse non rimarginabile in tempi brevi. I giornalisti, che avevano minacciato forme di agitazione anche dopo la conclusione della rassegna olimpica, osservano ora il nuovo corso con la cautela di chi ha visto la propria professionalità messa in discussione da una gestione, quella di Petrecca, ritenuta da molti eccessivamente personalistica e, secondo alcune voci riportate dalla stampa, caratterizzata da voci di spese folli tra consulenze esterne e gratifiche.

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