La satira di Crozza e il caso dei bambini del bosco: quando la cronaca si tinge di fiaba

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La seconda puntata del nuovo ciclo di Fratelli di Crozza, programma in onda il venerdì sera sul Nove e in streaming su Discovery+, ha offerto al pubblico l’ennesima, riuscita imitazione di Matteo Salvini da parte di Maurizio Crozza. Il comico genovene, come suo solito, calca la mano sui tic e le ossessioni del linguaggio del leader leghista, e in questa occasione lo scenario prescelto è quantomai attuale: quello della cronaca nera e giudiziaria che vede coinvolti due bambini e una decisione del Tribunale per i minorenni. Nel monologo, il personaggio interpretato da Crozza si destreggia tra dirette social, richiami improbabili alle fiabe – “Quella è una casetta con le porte di candito...i giudici non portavano via Hansel e Gretel” – e un continuo cambio di ruolo, cercando di intervenire nella vicenda ora nei panni del padre, ora in quelli dello zio, fino a declinarsi come semplice influencer, in un tentativo goffo e grottesco di non presentarsi come politico.

L’oggetto della satira, in questo caso, è una storia complessa e dolorosa che tiene banco sulle cronache nazionali: la separazione di Catherine Birmingham, madre dei tre bambini noti come i “piccoli del bosco”, dai suoi figli, disposta dal Tribunale dei minori dell’Aquila. La donna, che da quattro mesi viveva con loro in una casa famiglia di Vasto, è stata allontanata in seguito a un’ordinanza che ha scosso l’opinione pubblica e acceso il dibattito politico. Un incontro, durato tre ore e svoltosi a Monteodorisio, a poca distanza dalla struttura che ospita i minori, avrebbe visto protagonisti il padre Nathan Trevallion e l’assistente sociale Veruska D’Angelo, alla presenza della Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis. Un faccia a faccia che si è tenuto lontano dall’assedio dei giornalisti, i quali per l’intera giornata avevano presidiato l’ingresso della casa famiglia, e che segna forse un tentativo di distensione dopo settimane di tensioni. Lo stesso Garante regionale, intervistato in merito, non ha potuto fare a meno di rilevare lo stato di profondo turbamento in cui versano i tre fratelli: “I bambini sono traumatizzati”, ha dichiarato, descrivendo il peso psicologico di una vicenda che li vede al centro di un conflitto che travalica le mura domestiche.

Una guerra legale senza esclusione di colpi

Nel frattempo, il fronte giudiziario si allarga e si infittisce di colpi di scena. Alla decisione del Tribunale che ha disposto l’allontanamento della madre, si aggiunge ora un nuovo capitolo: l’assistente sociale Veruska D’Angelo, colei che con le sue relazioni ha di fatto dato il via all’iter culminato nella revoca della potestà genitoriale, finisce nel mirino degli avvocati della famiglia. I legali di Nathan e Catherine Birmingham, Marco Femminella e Danila Solinas, hanno infatti presentato un esposto per chiederne la revoca dall’incarico, accusandola di una gestione “ostile e manchevole”. La professoressa, stando a quanto riportato nei documenti depositati, sarebbe stata censoria e parziale, privilegiando lo sviluppo della sfera emotiva dei bambini a discapito di quella cognitiva, un’impostazione pedagogica che i legali giudicano come una vera e propria adulterazione del metodo educativo della coppia. Le critiche degli avvocati non si fermano qui: si contesta all’assistente sociale di essersi opposta ad alcune richieste che sarebbero arrivate direttamente dai piccoli, come quella di poter telefonare ai nonni e ad alcuni amichetti, e di aver rilasciato dichiarazioni alla stampa, violando così il principio di riservatezza.

A complicare ulteriormente un quadro già di per sé molto teso, ci si mette anche la politica, con una bufera che investe il ministero della Giustizia. La capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, è finita al centro di una tempesta mediatica per alcune dichiarazioni rilasciate in una trasmissione televisiva locale in vista del referendum sulla giustizia. Nel suo intervento, la dottoressa Bartolozzi ha invitato i cittadini a votare Sì per “toglierci di mezzo la magistratura”, paragonando i giudici a veri e propri “plotoni di esecuzione”. Un’uscita che ha provocato un’immediata ondata di reazioni e che ha imbarazzato non poco l’esecutivo, tanto che si era vociferato di un possibile passo indietro della funzionaria. Nonostante le critiche, la Bartolozzi non ha perso il posto e ha anzi rilanciato, esprimendo sì “profondo dispiacere” per la lettura “fuorviante” delle sue parole, ma senza fare marcia indietro, in una mossa che appare più come una sfida che come una ritirata.

Istruttorie parallele e destini incrociati

Mentre il caso giudiziario della famiglia nel bosco procede con i suoi tempi, inevitabilmente lunghi e complessi, e mentre la polemica politica sulle parole della Bartolozzi infiamma il dibattito, il ministero della Giustizia ha deciso di inviare nuovamente gli ispettori al Tribunale dei minorenni dell’Aquila. Lo ha annunciato il ministro Carlo Nordio a margine di un convegno, confermando che un primo accertamento era già stato avviato a novembre. “È il momento di giungere a una conclusione di questa vicenda”, ha tagliato corto il Guardasigilli, in un tentativo evidente di accelerare i tempi e fare chiarezza su una storia che, nata come una vicenda di cronaca locale, si è rapidamente trasformata in un caso nazionale dai risvolti giudiziari e politici. L’ispezione, voluta anche dalla premier Giorgia Meloni – che in un videomessaggio aveva parlato di una “decisione ideologica” da parte del Tribunale abruzzese – si concentrerà ora sugli atti relativi all’allontanamento della madre e alla separazione dei bambini, nella speranza di fare piena luce su una vicenda che appare sempre più intricata.

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