Ucraini in piazza per la pace: l’Europa chiamata a intervenire
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Redazione Esteri
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Centinaia di persone, in gran parte ucraini ma non solo, hanno riempito ieri pomeriggio, domenica 2 marzo, le piazze di diverse città italiane per chiedere la fine della guerra con la Russia e un intervento più deciso da parte dell’Unione Europea. A Reggio Emilia, in piazza Prampolini, cuore di una città medaglia d’oro della Resistenza, si sono susseguiti numerosi interventi, in un luogo simbolo che da oltre vent’anni ospita una significativa presenza ucraina. Le voci dei manifestanti, unite da un unico grido, hanno chiesto con forza che l’Europa batta un colpo, dimostrando di saper difendere non solo la sovranità ucraina ma anche i propri valori fondanti.
A Firenze, l’associazione Lilea, presieduta dall’avvocata Yuliya Muts, ha organizzato un sit-in in piazza Santa Maria Novella. Edoardo Pagnini, portavoce dell’associazione, ha sottolineato come la comunità ucraina non voglia sottostare all’oppressione russa, auspicando che l’Europa trovi il coraggio di agire. “Dopo la marcia della resilienza, organizzata per i tre anni dall’invasione russa, siamo di nuovo in piazza dopo gli ultimi sviluppi”, ha spiegato Pagnini, riferendosi agli incontri tra il presidente statunitense e quello ucraino. Intorno a lui, bandiere ucraine e europee sventolavano insieme, mentre i partecipanti chiedevano pace e giustizia.
A Bologna, sotto la Tettoia Nervi, si è svolta la manifestazione “Bologna ripudia”, organizzata dal Portico della Pace. Le note di Imagine di John Lennon hanno fatto da colonna sonora a un momento carico di emozione, con fiaccole accese e bandiere dei 58 popoli attualmente in guerra nel mondo. Al centro, spiccavano la bandiera dell’Onu e un enorme drappo bianco, simbolo universale di pace. L’evento, che ha richiamato cittadini di ogni età, è stato un monito contro l’escalation di violenze e un appello alla solidarietà internazionale.
Anche Carlo Calenda, leader di Azione, è sceso in piazza, portando con sé un messaggio politico chiaro. “Le due cose che farei domani sono l’esercito europeo e rispondere a Donald Trump, tassando le big tech americane se lui impone dazi”, ha dichiarato, sottolineando l’urgenza di un’Europa più unita e autonoma. Le mobilitazioni organizzate dal suo partito hanno coinvolto 33 città italiane, con una partecipazione che lo stesso Calenda ha definito “insospettabilmente alta”. A Roma, piazza Santi Apostoli era stracolma, segno di un malcontento diffuso e di una richiesta di cambiamento che attraversa diverse fasce della popolazione.




