Crollo a Casoria, lo sgombero notturno salva venti famiglie
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Redazione Interno
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Una colonna d’acqua, che da una condotta principale aveva iniziato a scavare invisibilmente le fondamenta, ha determinato il destino del palazzo di via Cavour a Casoria, il cui crollo è avvenuto alle sei del mattino in un boato che ha rischiato di segnare una delle più gravi tragedie del napoletano. La struttura, la cui staticità era ormai irrevocabilmente compromessa, si è sbriciolata trascinando con sé, nel suo cedimento, parte della facciata e dell’arco che la sosteneva, nonché una sezione dell’edificio limitrofo, in un cumulo di macerie che ora ostruisce la via. La fortuna, o una concatenazione di circostanze che hanno visto un residente particolarmente attento suonare l’allarme, ha voluto che non vi fossero corpi sotto quelle macerie: venti nuclei familiari, infatti, erano già stati fatti evacuare d’urgenza poche ore prima, trascorrendo una notte di angoscia e precarietà lontano dalle proprie case, dopo che i Vigili del Fuoco, allertati per una consistente perdita idrica, ne avevano decretato l’immediata inagibilità.
La dinamica del salvataggio e il punto di non ritorno
La procedura di messa in sicurezza, avviata nel primo pomeriggio del giorno precedente al crollo, si è protratta per tutta la notte con tecnici e soccorritori al lavoro per isolare la falla e valutare la tenuta dell’immobile; un’operazione che, se da un lato ha permesso di individuare e tamponare la perdita, dall’altro ha confermato i timori peggiori riguardo alla stabilità dell’intero complesso, spingendo il sindaco a ordinare la chiusura delle strade adiacenti. Ciò che i residenti descrivono come un miracolo, evitando quella che uno di loro ha definito senza mezzi termini "la fine dei topi", è in realtà l’esito di una corsa contro il tempo delle istituzioni, sebbene molti abitanti sottolineino, con amarezza, come i problemi strutturali dell’edificio fossero noti da anni e come le segnalazioni non avessero mai prodotto interventi risolutivi prima dell’emergenza.
Le conseguenze immediate e il sostegno alle famiglie
Ora, mentre la polizia municipale presidia l’area per impedire l’accesso e i vigili del fuoco completano le verifiche di sicurezza sugli stabili vicini, la regione Campania ha attivato i protocolli per l’emergenza abitativa, fornendo un primo supporto logistico e psicologico a chi si è ritrovato, da un momento all’altro, senza una casa e con i propri beni sepolti sotto tonnellate di calcestruzzo. La rabbia per aver perso tutto, unita al trauma di uno sfollamento forzato e alla consapevolezza di aver rischiato la vita, caratterizza lo stato d’animo degli sfollati, i quali, seppur grati per lo scampato pericolo, si interrogano sulle responsabilità di un disastro annunciato e su quanto sia stato fatto, o non fatto, in termini di prevenzione e manutenzione del territorio.
Le indagini e il quadro giudiziario
La procura di Napoli Nord, per la quale si tratta ormai di un filone d’inchiesta consolidato dopo una serie di episodi simili nell’area, ha aperto un fascicolo per crollo colposo, disponendo perizie e sequestri per accertare le cause tecniche del cedimento e verificare l’eventuale sussistenza di responsabilità nella mancata manutenzione delle reti idriche o nella tolleranza di abitazioni in condizioni precarie. Gli investigatori, il cui lavoro procede parallelamente a quello dei soccorsi, dovranno ricostruire la cronologia dei controlli sull’edificio e sulla condotta, esaminando la documentazione comunale e i rapporti dei tecnici, in un procedimento che potrebbe allargarsi, considerando le dichiarazioni dei residenti sulle lunghe negligenze pregresse.




