Casoria, dopo il crollo notturno salgono a 90 gli sfollati: attivati i fondi per l'emergenza abitativa
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Redazione Interno
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Nella quiete delle prime ore del mattino, poco dopo le sei, un boato ha squarciato l’aria in via Cavour a Casoria, dove l’arco di Carmignano ha ceduto trascinando con sé, in un groviglio di polvere e macerie, la facciata dell’edificio già sotto osservazione e una porzione di quello confinante. Il crollo, per quanto improvviso nelle sue manifestazioni finali, era un evento temuto e, per certi versi, atteso dalle autorità che da oltre ventiquattr’ore lavoravano senza sosta sul posto, impegnate a gestire le conseguenze di una massiccia perdita idrica che aveva minato alla base la staticità delle strutture. Quel lavoro incessante, volto a individuare e circoscrivere il guasto, ha di fatto scongiurato una tragedia di proporzioni ben più ampie, poiché le venti famiglie residenti erano già state fatte evacuare in via del tutto precauzionale nel pomeriggio precedente, un provvedimento che si è rivelato provvidenziale evitando così, in maniera fortunosa, qualsiasi ferito.
Il coordinamento delle istituzioni per la prima emergenza
Sull’onda dell’evento, che ha impresso un’accelerazione drammatica all’emergenza, si è riunito in mattinata il Centro Coordinamento dei Soccorsi, convocato dal prefetto di Napoli su sollecitazione del sindaco di Casoria. All’incontro, finalizzato a tracciare una linea d’azione unitaria, ha partecipato anche l’assessore regionale con delega alla protezione civile, la quale si è recata personalmente presso il Centro Operativo Comunale per monitorare da vicino la situazione. La sinergia, che coinvolge a pieno titolo Comune, Prefettura e Regione, si è concentrata immediatamente sulla questione più urgente: trovare una sistemazione temporanea ma dignitosa per i nuclei familiari improvvisamente privi di una casa. Un’operazione che, nel giro di poche ore, ha visto lievitare il numero degli sfollati, portandolo da ventuno a novanta unità, dopo che le verifiche tecniche di rito hanno consigliato l’estensione dello sgombero precauzionale ad altri due stabili limitrofi, considerati potenzialmente vulnerabili.
L’attivazione del fondo regionale e il servizio anti-sciacallaggio
Per far fronte a quella che è stata giuridicamente definita una “provvisoria fragilità abitativa”, è stato prontamente attivato il “Fondo regionale di contrasto all’emergenza abitativa” della Campania, uno strumento finanziario concepito appositamente per intervenire in casi del genere, garantendo una prima risposta concreta e immediata. Parallelamente, per tutelare l’incolumità dei beni rimasti nelle abitazioni rese inaccessibili e per prevenire episodi di profitto illecito sulla sventura altrui, è stato disposto un servizio di vigilanza finalizzato a contrastare il fenomeno dello sciacallaggio, una piaga che troppo spesso si affianca alle calamità, aggiungendo danno al danno. Le forze dell’ordine presidiano dunque l’area, assicurando che il perimetro rimanga sigillato e che i pochi effetti personali recuperabili siano al sicuro.
La macchina dei soccorsi e le verifiche in corso
Mentre i tecnici specializzati sono al lavoro per valutare l’entità dei danni e la stabilità complessiva degli isolati coinvolti, la macchina dell’assistenza sociale e civile prosegue senza interruzione. L’obiettivo primario resta quello di garantire a tutti gli sfollati, molti dei quali hanno abbandonato le proprie abitazioni con il solo stretto necessario, un tetto e il supporto materiale basilare. La complessità dell’intervento, che unisce aspetti ingegneristici, logistici e umanitari, riflette la natura articolata di simili disastri, dove al pericolo fisico immediato segue una lunga scia di bisogni pratici e di incertezze. Le istituzioni, in questo frangente, hanno cercato di dare una risposta coordinata, il cui esito, tuttavia, sarà misurato nel medio periodo dalla capacità di accompagnare le famiglie verso una soluzione abitativa stabile e duratura.




