Stefani accende la campagna in Veneto, Zaia capolista in tutte le province
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Redazione Interno
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Un "entusiasmo dilagante", come è stato definito dai suoi organizzatori, ha caratterizzato l'avvio ufficiale della campagna elettorale per le regionali del Veneto, che ha visto in prima fila il front runner del centrodestra Alberto Stefani. All'evento di Padova, al quale hanno partecipato circa tremila persone, erano presenti, oltre al candidato presidente, il leader nazionale del Carroccio Matteo Salvini e il governatore uscente Luca Zaia, la cui presenza è stata accolta come un elemento di forte coesione. "Siamo la continuità coraggiosa", ha affermato Stefani, delineando così un programma che si propone di proseguire, rafforzandola, l'azione di governo degli ultimi quindici anni. Una retorica che, tuttavia, non ha convinto l'opposizione, con Manildo che ha bollato le dichiarazioni come "solo maquillage politico", evidenziando una frattura che andrà ben oltre la serata padovana.
Il simbolo e i nodi delle liste
Mentre la piazza esultava, il direttivo regionale del partito lavorava ai dettagli organizzativi, a cominciare dal simbolo che è stato approvato all'unanimità: "Lega - Liga Veneta - Stefani Presidente", una scelta che privilegia l'identità regionale rispetto all'alternativa "Lego Veneto" e che si completa con il leone di San Marco e l'Alberto da Giussano sui classici sfondi bianchi, blu e gialli. Ben più complessa si è rivelata la definizione delle liste provinciali, un rompicapo sul quale i dirigenti si sono confrontati a lungo, prolungando i lavori oltre il previsto senza peraltro riuscire a sciogliere completamente tutti i groppi. Alcuni di essi, in particolare, restano da dipanare nelle province di Treviso, Vicenza e Verona, dove le trattative procedono ancora, mentre si registra l'esclusione di Costalonga e l'ingresso di Tomaello.
La strategia di Zaia e il messaggio a Vannacci
L'annuncio più significativo della serata, che ha galvanizzato la base, è stato quello della capolista di Luca Zaia in tutte le circoscrizioni del Veneto, una mossa che pone fine ai mesi di incertezza sulla sua ricandidatura e sul rebus della lista. "Sono felice e orgoglioso che guiderà le liste in tutto il Veneto", ha dichiarato Salvini, sottolineando come il governatore uscente, con il lavoro svolto in questo lungo periodo, abbia gettato le basi per una Lega che alcuni definiscono "neonordista", primo e solido baluardo in una regione tradizionalmente di centrodestra. La scelta di Zaia, d'altronde, non è stata dettata solamente dai sondaggi favorevoli, ma anche dalla prospettiva di riportare il partito in testa, consolidandone la leadership. In questo contesto, Stefani ha voluto lanciare un messaggio chiaro, seppur senza citarlo esplicitamente, a un'altra figura di spicco come Vannacci, affermando che "in Veneto decidono i veneti", ribadendo così un principio di autonomia e identità territoriale.
La solidità del tandem Zaia-Salvini
A smorzare le voci di eventuali tensioni interne, lo stesso leader della Lega ha tenuto a precisare che tra lui e il governatore non sono mai esistiti conflitti. "Io e Luca Zaia non abbiamo mai litigato", ha spiegato Salvini, descrivendo un rapporto quotidiano fatto di scambi e di commenti, talvolta divertiti, sulle notizie dei giornali. Una sintonia che il partito intende presentare come un punto di forza irrinunciabile nella corsa verso le regionali, puntando su una leadership consolidata e su una macchina organizzativa che, nonostante le residue difficoltà nella chiusura delle liste, dimostra di saper mobilitare un consenso ampio e partecipato.




