Ryanair investe su Milano: 156 rotte e 33 aerei per l'estate 2026, ma polemizza sulle tasse
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Redazione Economia
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La compagnia aerea low cost Ryanair ha presentato il suo piano operativo per la stagione estiva del 2026, che si preannuncia come un record assoluto per i due scali milanesi di Malpensa e, soprattutto, di Bergamo-Orio al Serio. L’investimento, quantificato in tre nuovi velivoli Boeing 737-800 da aggiungere alla flotta basata in Lombardia e sette nuove rotte, mira a consolidare una connettività che l’operatore irlandese definisce "impareggiabile", puntando a trasportare oltre 20 milioni di passeggeri con un incremento del 9% rispetto all’offerta dello scorso anno. Un’espansione che, secondo le stesse dichiarazioni della compagnia, non si limita ai semplici collegamenti ma genera un indotto rilevante, sostenendo complessivamente più di sedicimila posti di lavoro locali, ai quali se ne aggiungeranno novanta di nuova creazione nel settore aeronautico.
La crescita distribuita tra Bergamo e Malpensa
L’architettura del potenziamento estivo, la cui attuazione è prevista tra qualche mese, distribuisce le risorse sui due aeroporti: a Orio al Serio, già hub principale della low cost in Italia, saranno basati due dei tre nuovi aerei, mentre il terzo andrà ad ampliare la flotta di Malpensa. Le nuove destinazioni, alcune delle quali mai servite in precedenza dalla compagnia in questi scali, spaziano dal Mediterraneo all’Europa dell’Est e al Nord Africa, toccando – tra le altre – località come Lemnos in Grecia, Plovdiv in Bulgaria e Rabat in Marocco, senza tralasciare capitali come Varsavia e Tirana o città italiane come Pescara. L’operativo complessivo, che arriverà a contare trentatré aeromobili basati e centocinquantasei rotte, rappresenta un tentativo chiaro di saturare ogni possibile nicchia di domanda nel bacino di utenza della Lombardia e non solo.
Il nodo della fiscalità locale
L’annuncio dell’espansione, tuttavia, non è stato privo delle consuete polemiche che caratterizzano da tempo il rapporto tra il vettore e le istituzioni locali. Ryanair ha infatti colto l’occasione per rilanciare le sue critiche verso la cosiddetta addizionale comunale d’imbarco, un tributo che i passeggeri pagano al momento della partenza e che la compagnia considera un freno alla crescita. Secondo la posizione ufficiale del vettore, questa tassa, attiva in diversi aeroporti italiani, "continua a danneggiare la competitività dell’Italia" e limita in modo significativo il potenziale di ulteriore sviluppo per il sistema aeroportuale milanese, il principale hub economico del paese.
Una strategia di sviluppo condizionata
La compagnia, nel ribadire il proprio impegno sul territorio, lascia intendere che gli investimenti potrebbero essere ancor più consistenti in assenza di quel fattore che viene percepito come un disincentivo. La logica esposta è lineare: minori oneri per i passeggeri significherebbero una maggiore propensione alla mobilità e, di conseguenza, la possibilità per l’azienda di programmare ulteriori incrementi di flotta e di rotte. Si delinea così un quadro in cui la crescita, seppur vigorosa e capace di generare occupazione, viene presentata come parziale e condizionata da scelte di politica fiscale, in un mercato – quello del trasporto aereo europeo – dove la concorrenza sui costi finali per il consumatore resta agguerrita.




