Napoli, serata da incorniciare tra il bis di Sanremo e la vittoria sul Torino

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Quelle serate lì, allo stadio Maradona, non si vivevano da un po’. Un mix perfetto tra spettacolo e sudore, tra il cantautorato napoletano e i tre punti sporchi di fango ma pesanti come macigni. Prima l’omaggio a Sal Da Vinci, reduce dalla vittoria al Festival di Sanremo 2026 con quel brano, “Per sempre sì”, che all’Ariston ha letteralmente stregato giurie e pubblico, salvo poi scoprire che al televoto era stato superato da Sayf. Ma tant’è, la musica, si sa, la fanno anche le percentuali e le combinazioni di voti, e il cantante della Torretta ha portato a casa il primo posto con un 22,2% che profuma di rivalsa e di rivincita personale, lui che in passato aveva già assaporato il palco sanremese senza però riuscire a salire sul gradino più alto. Ecco, quella vittoria, il presidente Aurelio De Laurentiis l’ha voluta celebrare con tutto il popolo azzurro, organizzando un vero e proprio tour pre-partita per il neo campione.

Così, mentre il sole calava su Fuorigrotta e i riflettori dello stadio si accendevano, il numero uno del club ha prima incontrato Sal Da Vinci nella cosiddetta President Lounge, quella hospitality riservata ai vip, dove i due hanno brindato insieme, probabilmente con un bicchiere di qualcosa di frizzante, stappato lì, tra una chiacchiera e l’altra, suggellando un legame che va oltre la semplice simpatia. D’altronde, De Laurentiis, che in questi vent’anni ha ricostruito il Napoli dalle ceneri fallimentari portandolo a vincere due scudetti, non è nuovo a queste incursioni nel mondo dello spettacolo, anzi, le cerca e le coltiva, quasi volesse creare un cortocircuito positivo tra la ribalta sportiva e quella musicale.

Ma il clou della serata, quello che ha fatto scattare la scintilla nei cinquantamila del Maradona, è arrivato poco dopo. Alle 20.35 in punto, le luci si sono spente e la voce del pubblico, già caldo e partecipe, ha accolto l’ingresso in campo di Sal Da Vinci. Il vicepresidente Edoardo De Laurentiis gli ha consegnato una maglia personalizzata, con il numero 1 stampato sulla schiena, un gesto che sapeva di simbolo, di abbraccio tra la maglia e la canzone. Poi, il momento forse più atteso: il cantante si è esibito dal vivo, intonando il motivetto che ha sbancato al Festival e che adesso riecheggia tra i vicoli e le curve, un pezzo che parla di promesse e di legami, di “sì” detti davanti a Dio e di vita vissuta insieme. Un vero e proprio giro di campo, con la folla che intonava il ritornello, trasformando lo stadio in un enorme teatro a cielo aperto.

Poi, finita la festa, è iniziato il calcio vero. E il Napoli, forse caricato a molla da quella scossa emotiva, ha messo in campo una prestazione solida, concreta, di quelle che piacciono ad Antonio Conte. L’avvio è stato un fulmine a ciel sereno: al settimo minuto, Alisson Santos, brasiliano dal piede caldo e ormai idolo della curva, ha ricevuto palla al limite e senza pensarci due volte ha scagliato un diagonale chirurgico che si è infilato all’incrocio, lasciando di sale il portiere avversario. Una rete di pregevole fattura, che ha subito indirizzato il match sui binari giusti. Il Torino ha provato a reagire, con qualche conclusione dalla distanza e un paio di sortite offensive, ma la difesa azzurra, con Milinkovic-Savic attento tra i pali, ha retto senza particolari patemi.

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