D’aversa, una prima da incorniciare: il Torino ritrova se stesso contro la Lazio
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Redazione Sport
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L’effetto del nuovo corso, si sa, talvolta produce i suoi frutti in maniera immediata, e per il Torino di Roberto D’aversa, chiamato a sostituire Marco Baroni dopo un avvio di campionato complicato, la scossa è arrivata puntuale domenica scorsa. Davanti a un Olimpico Grande Torino reso spettrale dalla contestazione della tifoseria, una protesta silenziosa che ha voluto riempire di vuoto i settori dello stadio per mandare un segnale alla proprietà, la squadra granata ha offerto una prestazione solida e concreta, imponendosi per due reti a zero su una Lazio apparsa irriconoscibile. L’esordio sulla panchina granata per l’allenatore abruzzese, celebrato dallo stesso tecnico con un post social che lo ha visto definire quella con i biancocelesti come la sua “prima, indimenticabile panchina con il Toro”, non avrebbe potuto regalare emozioni più intense. Al di là del risultato, ciò che ha stupito gli osservatori è stata la personalità messa in campo dai ragazzi, i quali hanno interpretato con precisione le direttive del nuovo mister, rompendo un digiuno di vittorie che durava da un mese esatto.
A farne le spese, nel pomeriggio piemontese, è stata la formazione laziale guidata da Maurizio Sarri, squadra che, al netto delle qualità tecniche individuali, continua a mostrare un preoccupante deficit di identità lontano dalle mura amiche. L’ultimo successo esterno per i capitolini, come ricordano le cronache, risaliva all’inizio dell’anno contro il Verona, e la partita del Grande Torino non ha fatto altro che confermare una tendenza divenuta ormai strutturale. I meccanismi offensivi, che lo scorso anno facevano della Lazio una delle realtà più brillanti del campionato, appaiono oggi ai box: terza gara consecutiva senza riuscire a gonfiare la rete per gli uomini di Sarri, i quali vedono allontanarsi sempre di più il treno che porta verso le competizioni europee. Per ritrovare un barlume di stagione, ora, i biancocelesti sono costretti ad aggrapparsi alla Coppa Italia, con la semifinale di andata contro l’Atalanta che si preannuncia già come un crocevia fondamentale per dare un senso a un'annata fin qui deludente.
Il tandem ritrovato e la svolta tattica
La chiave della vittoria granata, come spesso accade in questi casi, porta una doppia firma, quella di Giovanni Simeone e Duván Zapata. Un duo offensivo che il predecessore Baroni, per ventisei giornate di campionato, non aveva mai schierato dal primo minuto, preferendo spesso un turnover o soluzioni alternative che non avevano mai realmente pagato. D’aversa, invece, ha deciso di gettare nella mischia fin da subito entrambi i centravanti, puntando sulla loro fisicità e sull’istinto del gol, e la scelta si è rivelata vincente. È stato proprio il Cholito, al ventunesimo della prima frazione, a sbloccare il risultato, infilando la sfera in rete dopo un rimpallo generato da una percussione dello stesso Zapata e sfruttando un evidente equivoco tra il portiere Provedel e il difensore Pellegrini. Nella ripresa, poi, è arrivato il sigillo del colombiano, il quale ha potuto ribadire in rete di testa un preciso suggerimento proveniente dalla sinistra di Rafa Obrador, un giovane che sta crescendo partita dopo partita. D’altronde, come ha sottolineato lo stesso D’aversa nel post partita, “non si è fatto ancora nulla” nonostante la prestazione, ma il messaggio che arriva dallo spogliatoio è chiaro: i giocatori hanno recepito i concetti, e la risposta, per larghi tratti della gara, c’è stata. Lo dimostra anche l’entusiasmo sui social di elementi come Valentino Lazaro, il quale ha parlato di “vittoria importantissima” pur con la consapevolezza che la strada è ancora lunga, o del difensore Enzo Ebosse, il quale ha invitato tutti a proseguire con questo spirito partita dopo partita.
Un successo che profuma di ossigeno puro
A fine incontro, nell’analizzare la prestazione dei suoi, l’ex tecnico del Parma ha voluto sottolineare come la squadra fosse apparsa inizialmente un po’ contratta, forse per il peso specifico della sfida e per la situazione di classifica non certo tranquilla. Ma superato il primo scoglio, per settanta minuti è stata un’ottima gara, giocata con intelligenza e sacrificio. I ragazzi, ha spiegato D’aversa, sono stati bravi a interpretare i concetti che aveva richiesto in settimana, come ad esempio stringere il campo per limitare il riferimento di gioco laziale rappresentato da Danilo Cataldi, costringendolo a giocare più basso e togliendo così geometrie alla manovra avversaria. L’aspetto più importante, al netto dei tre punti che valgono una boccata d’ossigeno in chiave salvezza portando i granata a quota trenta, è la ritrovata consapevolezza nei propri mezzi. Adesso, per il Torino di D’aversa, c’è la trasferta di Napoli ad attendere i granata, un altro banco di prova probante per testare la continuità di questa rinascita. La sensazione, comunque, è che la cura del nuovo mister abbia già portato una ventata di aria fresca nello spogliatoio: le idee sembrano più chiare, come qualcuno ha avuto modo di notare paragonando questo Torino a quello di Baroni, ma il campionato è ancora lungo e pieno di insidie, e ogni domenica sarà una battaglia.




