Un emendamento nella legge di Bilancia ridefinisce i contorni della previdenza complementare
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Redazione Economia
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Un intervento normativo inserito, come un cuneo, all'interno della legge di Bilancio 2026 ha modificato in modo significativo il perimetro d'azione dei fondi pensione negoziali, i cosiddetti fondi chiusi. L'emendamento, che non ha conosciuto un dibattito parlamentare preliminare, ha di fatto eroso la loro esclusiva sulla gestione dei contributi datoriali derivanti dalla contrattazione collettiva, una prerogativa che li aveva sempre caratterizzati. Quella misura, che alcuni osservatori non esitano a definire un "bel colpo" politico, apre le porte a una competizione differente sul mercato della previdenza integrativa, benché le sue implicazioni a lungo termine siano ancora tutte da valutare nel concreto operativo dei fondi stessi.
Le nuove regole per lo smobilizzo del Tfr al fondo di tesoreria
Parallelamente, la stessa manovra finanziaria ha introdotto una disciplina aggiornata per lo smobilizzo del trattamento di fine rapporto versato nel fondo di tesoreria dell'Inps. Le nuove regole, che trovano la loro fonte nell'articolo 1, comma 756, della legge 296 del 2006 e sono operative dal primo gennaio di quest'anno, presentano un'importante eccezione temporale. Le aziende di nuova costituzione, infatti, ne sono escluse per il loro primo anno di vita, per poi esservi pienamente assoggettate a partire dal secondo esercizio, come è stato chiarito nel corso di un recente forum specializzato dedicato ai temi del lavoro e della fiscalità.
Il panorama italiano dei fondi pensione: numeri e squilibri
Il sistema della previdenza complementare in Italia, del quale questi interventi normativi ridisegnano in parte i confini, fotografa una realtà in crescita ma segnata da squilibri di non poco conto. Se il tasso di adesione raggiunge ormai il 38,3% della forza lavoro, per un totale di circa dieci milioni di iscritti, la composizione di questa platea rivela criticità evidenti. L'età media degli aderenti, ad esempio, si attesta a 47 anni, un dato che sottolinea la difficoltà di coinvolgere i più giovani, mentre la distribuzione geografica vede il Nord come area predominante, con il 57,2% dei sottoscrittori, e quella di genere registra una netta prevalenza maschile, pari al 61,6%.
Anticipi dal fondo: le percentuali aggiornate dalla normativa
Proprio la legge di Bilancio 2026 ha anche rivisto le percentuali per ottenere anticipi sulla posizione maturata nei fondi pensione, distinguendo tra due diverse evenienze. Alla cessazione del rapporto di lavoro, quindi in prossimità del pensionamento, è ora possibile richiedere un anticipo fino al 60% del montante, una soglia innalzata rispetto al 50% precedentemente consentito. Durante la vita lavorativa, invece, si può attingere fino al 75% della somma accumulata per far fronte a spese sanitarie gravi, oppure per l'acquisto o la ristrutturazione della prima casa, condizione quest'ultima vincolata a un'iscrizione al fondo di almeno otto anni.
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