Operazione Medusa: sgominata la rete che trafficava migranti tra Turchia e Calabria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un network criminale, ramificato tra Turchia, Georgia, Ucraina e Moldavia, che gestiva il flusso di migranti verso l’Italia con metodi spietati, è stato smantellato dalla polizia di Stato. Venticinque arresti e altre 43 persone indagate: è il bilancio dell’operazione Medusa, coordinata dalla procura di Reggio Calabria, che ha portato alla luce un sistema ben oliato, capace di muovere un giro d’affari stimato in 10 milioni di euro.

Le indagini, condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal dott. [nome omesso per privacy], hanno rivelato l’esistenza di quattro organizzazioni distinte ma interconnesse, specializzate nel trasporto illegale di persone attraverso il Mediterraneo orientale. I migranti, stipati su imbarcazioni di 12-15 metri in condizioni disumane, venivano privati dei cellulari per evitare che documentassero le sofferenze patite durante il viaggio. Senza cibo né acqua a sufficienza, molti erano costretti a rimanere sottocoperta, in uno stato di degrado che lascia poco spazio all’immaginazione.

Il modus operandi del gruppo era chiaro: il braccio operativo agiva lungo le coste turche, dove i migranti venivano imbarcati, mentre la regia degli affari era gestita da soggetti basati nei Paesi dell’ex Unione Sovietica, in particolare Georgia, Ucraina e Moldavia. Qui, oltre a organizzare i "viaggi della speranza", venivano riciclati i proventi del traffico, frutto dei pagamenti esosi richiesti a chi cercava di raggiungere l’Europa.

L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, riguarda reati quali associazione per delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – con l’aggravante della transnazionalità – e ricettazione. Le indagini, ancora in corso, potrebbero portare a nuovi sviluppi, considerando che il fenomeno del traffico di esseri umani continua a rappresentare una piaga su scala globale.

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