L’impronta 33 nel delitto Poggi: la battaglia delle perizie si riaccende
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
A distanza di anni dal delitto di Garlasco, che nel 2007 vide la giovane Chiara Poggi perdere la vita, l’impronta 33 continua a essere al centro di un acceso dibattito tra accusa e difesa. I consulenti tecnici nominati dai legali di Alberto Stasi – condannato in via definitiva per l’omicidio dell’allora fidanzata – hanno depositato una nuova perizia in procura a Pavia, sostenendo che la traccia palmare rinvenuta vicino al cadavere sarebbe stata lasciata da una mano «imbrattata di sudore e materiale ematico». Secondo gli esperti Oscar Ghizzoni, Pasquale Linarello e Ugo Ricci, si tratterebbe di un «contatto intenso», incompatibile con un movimento superficiale come quello di una semplice discesa delle scale.
La posizione dell’impronta, attribuita dalla procura ad Andrea Sempio – indagato a suo tempo e poi estraneo alle accuse – era già stata oggetto di dispute tecniche. La difesa di Stasi, rappresentata dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, insiste ora sull’ipotesi che la traccia sia stata prodotta in circostanze «non casuali», alimentando ulteriori interrogativi. L’avvocata di Sempio, tuttavia, ha reagito con freddezza alle conclusioni della consulenza, definendola «di parte» e ricordando che, in ogni caso, il reperto fotografico rimane l’unico elemento disponibile per eventuali controverifiche, dopo la rimozione dell’intonaco originale.
La procura pavese, attraverso i pm Stefano Civardi e Giuliana Rizza, ha già preso posizione sulla questione, respingendo la richiesta – avanzata dal legale della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni – di sottoporre l’impronta a un incidente probatorio. «Le osservazioni dei consulenti – si legge nella memoria depositata in tribunale – saranno valutate in sede processuale», ma la ripetibilità dell’accertamento resta un nodo cruciale. La giudice Daniela Garlaschelli, chiamata a esaminare il dossier, dovrà ora valutare se i nuovi elementi possano riaprire un capitolo che la sentenza di condanna di Stasi aveva apparentemente chiuso.




