Consulta boccia l'autonomia differenziata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte Costituzionale, con una sentenza depositata il 14 novembre, ha dichiarato illegittimi alcuni punti della legge sull'Autonomia differenziata, ricordando che l'Italia è una Repubblica democratica, una e indivisibile. La Consulta ha pubblicato un dispositivo di ben 109 pagine, in cui chiude la strada a qualsiasi tentativo presente e futuro di separare i destini di alcuni territori da quelli del resto del Paese, restituendo allo Stato la sua piena centralità.

La sentenza, che ha suscitato reazioni contrastanti, ha svuotato l'autonomia delle Regioni, limitando le materie trasferibili allo Stato. Le Regioni, infatti, potranno sottrarre poche funzioni, rendendo l'autonomia residuale. La Corte ha smontato la riforma del 2001, accogliendo parzialmente le richieste di quattro regioni guidate dalla sinistra di smantellare la legge del governo Meloni sull'autonomia differenziata.

Il verdetto si conclude con un elenco di 52 punti: per 14 passaggi della legge Calderoli e del Bilancio 2023 è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale; delle questioni sollevate da Campania, Puglia, Sardegna e Toscana, 13 sono risultate inammissibili e 25 non fondate. La Consulta ha bocciato 8 materie su 23, tra cui energia e ambiente, mantenendo però alcune funzioni trasferibili.

La decisione della Corte Costituzionale rappresenta un punto di svolta nella gestione dell'autonomia regionale, riaffermando la centralità dello Stato e limitando le possibilità di trasferimento di competenze alle Regioni.

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