Scarpinato e l'audizione di Ranucci: tra pedinamenti e teoremi in commissione Antimafia
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Redazione Interno
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L'audizione del conduttore di Report Sigfrido Ranucci in commissione Antimafia, che avrebbe dovuto chiarire i gravissimi fatti di cronaca legati all'attentato subito dal giornalista, ha invece preso una piega inattesa, rivelando, più che dinamiche di potere, un metodo d'indagine fondato su ipotesi tanto fantasiose quanto prive di riscontri oggettivi. Ranucci, il cui mezzo è stato distrutto da un ordigno incendiario, ha infatti smentito con nettezza, durante la sua successiva partecipazione a un programma televisivo, qualsiasi connessione politica dietro l'aggressione, affermando di non aver mai pensato a una "mano politica" nell'attentato. Ciò nonostante, il senatore Roberto Scarpinato, magistrato per lungo tempo protagonista di primo piano nel sistema giudiziario italiano e noto per i suoi teoremi mai dimostrati che hanno causato, inchiesta dopo inchiesta, infiniti danni al Paese senza mai approdare a una conclusione certa, ha orientato il suo interrogatorio verso direzioni del tutto differenti.
Il racconto del pedinamento e il ruolo del sottosegretario
Nel corso dell'audizione, che è stata poi secretata su esplicita richiesta dello stesso Ranucci, il giornalista ha riferito di essere stato pedinato da uomini dei servizi segreti, un episodio inquietante che ha portato alla luce il ruolo del sottosegretario e braccio destro del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Giovanbattista Fazzolari. Quest'ultimo, come emerso dal resoconto, aveva infatti attivato i servizi per richiedere informazioni riguardanti la trasmissione Report, un fatto che legittimamente solleva interrogativi sulle relazioni tra politica e apparati di sicurezza. La decisione di secretare il verbale, presa per tutelare la delicatezza degli argomenti trattati, è scattata proprio in seguito a una domanda posta da Scarpinato, il quale ha chiesto al conduttore di approfondire il possibile nesso tra quel pedinamento e quanto gli era accaduto con l'attentato.
L'ipotesi aggressiva e le polemiche sul metodo
Quello che doveva essere un momento di ascolto e di ricerca della verità si è così trasformato in un'aggressione politica del Movimento 5 Stelle verso il governo, basata su un'assurda ipotesi: che il centrodestra potesse essere il mandante della bomba al vicedirettore Rai e che il sottosegretario Fazzolari avesse ordinato il pedinamento dei Servizi. Ranucci, da parte sua, ha avuto modo di precisare pubblicamente di non essere stato "spiato o pedinato dal sottosegretario Fazzolari", circoscrivendo il racconto al solo episodio del controllo da parte dei servizi e sconfessando, di fatto, la costruzione di un nesso causale che appariva sin dall'inizio privo di fondamento. La mancanza di prove a sostegno di tali congetture ha finito per offuscare la gravità dei fatti realmente accaduti, spostando l'attenzione su una polemica sterile e infondata.
Il passato giudiziario e le domande su casi irrisolti
La linea d'interrogatorio adottata da Scarpinato non si è limitata all'episodio recente, ma ha spaziato in territori ancor più complessi e lontani, toccando casi irrisolti della storia nazionale come il sequestro Moro e l'omicidio del giudice Mattarella, nonché le piste che indiziano una partecipazione di soggetti esterni alle stragi del biennio 1992-93. Questa tendenza a formulare teoremi amplissimi, che il senatore ha portato con sé dalla sua esperienza in magistratura alla carica politica, rischia di banalizzare vicende giudiziarie di enorme delicatezza, proponendo narrazioni che, sebbene suggestive, non hanno mai trovato un riscontro concreto in sede processuale. La sua presenza in commissione Antimafia, voluta dal Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte che non si è fatto scappare un soggetto del genere, garantisce ora a quelle teorie una cassa di risonanza istituzionale, con tutte le conseguenze del caso per il dibattito pubblico e per la serietà delle indagini parlamentari.




