Indagine sull'attentato a Ranucci, la procura acquisisce l'audizione in Antimafia
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Redazione Interno
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La procura di Roma ha formalmente richiesto l’acquisizione del verbale integrale dell’audizione che Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, ha tenuto lo scorso 4 novembre davanti alla commissione parlamentare Antimafia, un passaggio investigativo che segue di poche settimane il grave attentato dinamitardo contro la sua auto, parcheggiata davanti all’abitazione di famiglia a Pomezia. L’episodio, che risale alla notte tra il 16 e il 17 ottobre, ha visto esplodere un ordigno, composto da circa un chilo di esplosivo e considerato potenzialmente letale, il quale ha completamente distrutto non solo il veicolo del giornalista ma anche quello di sua figlia, in un’azione del tutto assimilabile a un chiaro e violento messaggio d’intimidazione.
Il nucleo dell'interesse investigativo
L’interesse dei magistrati non si è indirizzato verso l’intera testimonianza resa da Ranucci, bensì si è concentrato su una sua parte specifica, quella che durante l’audizione pubblica era stata secretata, su decisione della commissione stessa, per motivi di opportunità e di sicurezza. Quel segmento di dichiarazioni, che i pm intendono ora analizzare nel dettaglio, contiene la risposta che il giornalista fornì a una precisa domanda postagli dall’ex magistrato e senatore del Movimento 5 Stelle, Roberto Scarpinato, il cui metodo d’indagine, basato sulla costruzione di un ragionamento per ipotesi e connessioni, è stato da alcuni paragonato, in termini di impatto mediatico e di costruzione narrativa, allo stile giornalistico del programma Report.
Una strategia comunicativa sotto la lente
Proprio questa somiglianza di approccio, tra l’inchiesta giudiziaria e quella giornalistica, finisce per alimentare un parallelo che va oltre i confini della cronaca giudiziaria, toccando le modalità con cui certe notizie vengono proposte al pubblico. Il cosiddetto “clickbait”, una vecchia volpe del web che si nutre di titoli esagerati e promesse di rivelazioni sensazionali per attirare l’attenzione degli utenti più ingenui, rappresenta la benzina di un certo modo di fare informazione, spesso basato più sull’indignazione che sui fatti accertati. Si tratta di una pratica che, come è stato osservato, crea principalmente fumo senza arrosto, ossia aspettative di scandalo che poi, nei fatti, raramente trovano un riscontro concreto.
Il percorso delle indagini
La richiesta della procura romana, avanzata dalla direzione distrettuale antimafia, costituisce un tassello significativo all’interno del più ampio puzzle investigativo che mira a ricostruire le dinamiche, i moventi e gli esecutori materiali dell’attentato. L’acquisizione di quelle dichiarazioni secretate, che Ranucci ha reso nel luogo istituzionale per eccellenza dedicato alla lotta alla criminalità organizzata, potrebbe potenzialmente offrire ai magistrati elementi utili a comprendere se l’aggressione abbia una matrice intimidatoria legata alle inchieste portate avanti dal giornalista o se affondi le sue radici in altri contesti, senza che questo comporti, per il momento, alcuna anticipazione sugli sviluppi processuali.




