Attentato a Ranucci, gli inquirenti seguono la pista dei 5mila euro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’attentato a Ranucci è al centro degli accertamenti degli inquirenti dopo la ricostruzione secondo cui Valter Lavitola avrebbe pagato una somma tra 5 e 10 mila euro per la bomba piazzata sotto casa del conduttore a Pomezia il 16 ottobre scorso. La cifra sarebbe stata divisa tra quattro persone arrestate, Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis, oltre a un quinto uomo rimasto a piede libero. Le indagini dei carabinieri di Roma e Frascati e dei pubblici ministeri puntano a chiarire il ruolo dei diversi soggetti coinvolti e i rapporti emersi durante gli accertamenti.

Le indagini sulla bomba sotto casa del conduttore di Report

Secondo quanto emerso dagli atti e dalle ricostruzioni sul caso, gli investigatori stanno analizzando elementi legati a Valter Lavitola, ai cantieri navali, a video, chat e possibili depistaggi. L’imprenditore, oggi indagato dai pm di Roma per strage aggravata dal metodo mafioso, è stato indicato come figura al centro degli approfondimenti sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Gli accertamenti riguardano anche una serie di circostanze che collegano le diverse persone coinvolte nella vicenda e che dovranno essere valutate dagli inquirenti.

Il caso ha aperto anche un fronte politico e mediatico intorno alla trasmissione Report e ai rapporti tra il conduttore e Lavitola. Fratelli d’Italia ha chiesto chiarezza sui legami tra Ranucci e l’imprenditore, mentre il partito ha criticato anche la segretaria del Pd Elly Schlein per una posizione assunta dopo l’attentato. La Rai, nel frattempo, ha sospeso cautelativamente le repliche estive della trasmissione, mentre il programma ha ribadito la propria posizione attraverso le parole del conduttore.

I rapporti tra Ranucci e Lavitola al centro degli approfondimenti

Sigfrido Ranucci ha dichiarato che il suo rapporto personale con Lavitola non avrebbe mai condizionato il lavoro giornalistico di Report. Il conduttore ha spiegato che l’amico, oggi coinvolto nell’inchiesta, non avrebbe mai influenzato i servizi della trasmissione e ha respinto le accuse secondo cui il programma sarebbe stato condizionato dai rapporti personali. La vicenda ha portato però nuovi controlli e verifiche sui contatti tra i protagonisti e sulle circostanze che ruotano attorno all’attività del programma.

Tra gli elementi esaminati c’è anche la struttura ricettiva gestita da Lavitola, il bed and breakfast “Il faro gianicolense”, dove l’imprenditore avrebbe ospitato gratuitamente un inviato di Report durante un periodo di quarantena. Manuele Bonaccorsi ha spiegato di essere stato lì per quel motivo. La Rai sta verificando le dichiarazioni di Lavitola e gli aspetti collegati alla possibile presenza di una base della trasmissione, mentre gli accertamenti proseguono anche sul rapporto tra il B&B e il ristorante dell’imprenditore, situati a breve distanza.

Un ulteriore elemento emerso riguarda una fotografia che mostra Clelio Tavares insieme a una persona indicata come socio di Lavitola e ad alcuni degli arrestati. Lo scatto è diventato parte del dibattito sulla vicenda e ha alimentato nuove accuse e richieste di chiarimento. L’inchiesta sull’attentato a Ranucci resta quindi concentrata sia sulla ricostruzione dell’azione violenta avvenuta a Pomezia sia sui rapporti personali, professionali e immobiliari emersi durante le verifiche.

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