Sciopero nazionale delle farmacie private, sindacati: “Subito un rinnovo contrattuale dignitoso”
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Redazione Interno
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Migliaia di dipendenti del settore privato delle farmacie hanno incrociato le braccia in tutta Italia, dando vita a uno sciopero nazionale che i sindacati proclamanti – Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – hanno definito “molto positivo” per l’alta adesione registrata. La mobilitazione, che ha visto una partecipazione massiccia in diverse regioni, dalla Lombardia al Veneto fino all’Emilia-Romagna, nasce dall’impasse in cui versa il rinnovo del contratto nazionale, la cui scadenza, avvenuta ormai da più di un anno, risale al lontano agosto 2024. I lavoratori, i quali chiedono a gran voce un accordo “dignitoso”, puntano a ottenere un riconoscimento economico più adeguato e una valorizzazione della loro figura professionale, elementi considerati non più procrastinabili dopo un così lungo periodo di attesa.
Un'adesione che supera le attese
La risposta allo sciopero ha superato le previsioni, con picchi di adesione che, in alcune province, hanno toccato e persino superato il novanta per cento, come è accaduto nell’area di Padova. Anche a Brescia, per citare un altro esempio significativo, l’affluenza è stata descritta come “grande” non solo nel capoluogo, ma anche in zone turistiche come il Garda, dove normalmente è più complesso organizzare simili forme di protesta. A Reggio Emilia, poi, sono stati oltre seicento i professionisti che hanno preso parte a un presidio davanti alla Prefettura, un’immagine eloquente di un malcontento che serpeggia in profondità tra coloro i quali operano nelle circa settanta farmacie private della provincia, le quali hanno di fatto aderito allo stop delle attività.
Le ragioni di una protesta trasversale
Al di là della questione puramente salariale, che pure rimane centrale, i sindacati denunciano con forza un fenomeno preoccupante: la fuga dalla professione, un dato che trova una conferma indiretta nel crollo vertiginoso delle immatricolazioni ai corsi di laurea in Farmacia. Questo esodo, che rischia di impoverire il settore privato, è legato a doppio filo con la mancata valorizzazione di un ruolo che, nel corso degli anni, si è notevolmente evoluto. I farmacisti, i quali oggi sono chiamati a gestire un modello di “farmacia dei servizi” che funge da presidio territoriale, offrendo prestazioni che alleviano il carico di lavoro su medici di base e strutture ospedaliere, vedono le proprie responsabilità aumentate senza un corrispettivo contrattuale adeguato. A ciò si aggiunge, dopo la liberalizzazione degli orari di apertura, l’esigenza di una migliore conciliazione tra i tempi dedicati al lavoro e quelli riservati alla vita privata, un equilibrio che appare sempre più difficile da raggiungere.
Il confronto con le istituzioni locali
La giornata di protesta non si è limitata alla sola manifestazione di piazza, ma ha incluso anche momenti di confronto istituzionale. A Reggio Emilia, per esempio, una delegazione sindacale è stata ricevuta in Provincia, dove ha incontrato il consigliere delegato al Welfare, il quale rappresentava il presidente. Incontri simili, sebbene non abbiano portato a sviluppi immediati sul merito della vertenza nazionale, servono a mantenere vivo il dialogo e a ribadire l’urgenza di un intervento che rilanci, attraverso un contratto equo, una professione fondamentale per la tenuta del servizio sanitario territoriale.




