Sciopero farmacie private, i sindacati: “Adesione al 70%, contratto fermo da 19 mesi”
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Redazione Interno
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Il dato, secondo le organizzazioni sindacali, supera ogni previsione: sette lavoratori su dieci, su base nazionale, hanno incrociato le braccia. E in alcune realtà locali – dove la tensione sul fronte delle retribuzioni cova da tempo sotto la cenere – la protesta è stata addirittura totale, toccando punte del cento per cento. Lo sciopero dei dipendenti delle farmacie private, proclamato dopo mesi di trattative arenate, ha così assunto i contorni di una mobilitazione senza precedenti nel settore, alimentata dalla pacata ma ferma determinazione di migliaia di persone che hanno scelto di portare la loro voce direttamente a Roma.
La manifestazione nella capitale e il “fatto storico”
Un corteo fitto e partecipe, composto da lavoratrici e lavoratori giunti da tutta la penisola, ha attraversato le strade della capitale. Non si è trattato di una semplice assemblea, ma di un evento che gli stessi promotori non esitano a definire “storico” per il comparto. Dietro questa parola, pronunciata più volte nel corso della giornata, si cela una fotografia precisa: quella di un’emergenza salariale ormai cronica, accompagnata da disuguaglianze che – a giudizio dei rappresentanti dei dipendenti – il modello imprenditoriale italiano continua a riprodurre senza alcuna correzione. I profitti, lamentano i manifestanti, crescono; le buste paga, al contrario, restano inchiodate ai vecchi valori, erose in silenzio da un’inflazione che non concede tregua.
Numeri, attese e la lontananza di Federfarma
Secondo i sindacati confederali, l’adesione al 70% rappresenta un segnale inequivocabile: il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto ormai da diciannove mesi e tredici giorni (un lasso temporale che qualcuno ha voluto conteggiare con precisione quasi maniacale), non può più attendere. È lo stesso Alessandro Martignetti, leader di Fisascat Cisl Emilia Centrale, a ricordare come quel tempo infinito pesi sulle spalle di chi ogni giorno garantisce un presidio essenziale di salute di prossimità. “Ora basta”, ha detto senza giri di parole, riassumendo il sentore diffuso tra i partecipanti al corteo romano. La protesta, va detto, non è scattata per un capriccio: è nata dall’indisponibilità di Federfarma – la federazione che rappresenta i titolari – ad accogliere le richieste dei lavoratori. Al tavolo, la controparte ha opposto controproposte al ribasso, giudicate inaccettabili dai dipendenti. E il fossato, a questo punto, è diventato visibile a chiunque.
Fuga dalle farmacie e il nodo della dignità professionale
C’è un dettaglio, emerso con forza durante la giornata di mobilitazione, che merita attenzione: molti farmacisti dipendenti, non appena ne hanno l’occasione, cercano altrove altre opportunità di lavoro. Non è un’impressione, ma una tendenza confermata dalle voci di piazza. La ragione, spiegano i sindacati, risiede proprio in quel contratto mai rinnovato e in quelle retribuzioni che non tengono il passo né con il costo della vita né con le responsabilità della professione. La farmacia privata, da presidio di salute, rischia così di trasformarsi per molti in un luogo di transito: un trampolino per ruoli meglio remunerati o meno usuranti. La protesta di Roma ha voluto spezzare questo meccanismo, chiedendo non un generico miglioramento, ma una cifra precisa di rispetto, salario e dignità. Parole che, per chi sfilava ieri, hanno il sapore concreto di condizioni di lavoro finalmente aggiornate a un’epoca in cui i margini delle imprese continuano a crescere.




