Sciopero delle farmacie private, adesione al 70%: “Federfarma ascolti la piazza, contratto non più rinviabile”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’astensione dal lavoro, che coinvolge oltre 76 mila addetti tra farmacisti, collaboratori e commessi, è stata proclamata dalle segreterie di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per spingere al rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro, bloccato ormai da oltre un anno e mezzo. La mobilitazione di oggi, che rappresenta la seconda azione nazionale dopo quella dello scorso novembre, ha registrato un’adesione media del 70% sull’intero territorio italiano, toccando picchi del 100% in alcune realtà locali dove l’adesione è stata totale.

A Roma, il cuore pulsante della protesta, il corteo si è snodato da piazza Vittorio Emanuele II fino a piazza San Giovanni in Laterano, area che ospita la sede nazionale di Federfarma, l’associazione dei titolari. Non si è trattato solo di una questione numerica, come sottolineano le fonti sindacali, ma di un evento definito “storico” per la categoria: per la prima volta, la rappresentanza dei lavoratori è riuscita a portare in piazza un fronte compatto che rivendica un trattamento economico dignitoso. Se a Roma confluivano i manifestanti del centro e del sud, presidi paralleli sono stati organizzati in città strategiche come Torino, Palermo e Udine, a dimostrazione di una spinta trasversale che non risparmia alcuna regione.

Lo stallo delle trattative e la questione salariale

Il contratto, scaduto il 31 agosto 2024, vede contrapposte le organizzazioni sindacali e Federfarma su un disallineamento economico che non accenna a ridursi. La piattaforma unitaria dei sindacati chiede aumenti salariali che recuperino il potere d’acquisto perduto a causa dell’inflazione – stimato in circa 360 euro lordi per le figure professionali – ma l’offerta attuale della controparte datoriale si ferma su cifre molto più basse, come i 130 euro per i profili non laureati.

La discrepanza, denunciata a gran voce dai lavoratori, riguarda anche il mancato riconoscimento della trasformazione del settore. Le farmacie private, infatti, hanno ampliato il proprio raggio d’azione includendo servizi accessori e prestazioni convenzionate con il sistema sanitario nazionale, attività che generano maggiori introiti per i titolari ma che, secondo i manifestanti, non si traducono in un corrispettivo economico per i dipendenti, i quali vedono lievitare le proprie responsabilità senza un adeguamento contrattuale. Come riportato dai partecipanti al corteo, c’è la percezione di un paradosso: la professione del farmacista, che richiede una laurea magistrale e un continuo aggiornamento obbligatorio, vede spesso stipendi di partenza aggirarsi intorno ai 1.500 euro netti, una cifra che molti ritengono inadeguata per il livello di specializzazione richiesto.

Le tensioni sui servizi essenziali e la diffida ai titolari

Alla vigilia dello stop, il clima tra le parti si era ulteriormente surriscaldato a causa delle indicazioni operative che Federfarma avrebbe fornito agli associati per gestire la giornata di sciopero. I sindacati hanno formalizzato una diffida, sostenendo che le richieste di garantire una percentuale fissa di personale o di comunicare preventivamente l’adesione costituiscano una violazione del diritto di sciopero.

I legali delle confederazioni contestano in particolare l’applicazione unilaterale di regole sui servizi minimi, in un settore – quello delle farmacie private – dove non esiste un accordo specifico sulla materia. I lavoratori hanno ribadito che l’unico parametro valido per garantire l’assistenza alla popolazione dovrebbe essere il mantenimento in funzione esclusiva delle farmacie di turno, quelle già calendarizzate per le emergenze e le festività, e non l’imposizione di una soglia di produttività ordinaria. Questa posizione riflette la volontà dei dipendenti di scardinare un meccanismo che, secondo la loro lettura, tenderebbe a svuotare l’efficacia della protesta, obbligando di fatto le serrande ad abbassarsi solo a metà.

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