Farmacia, sciopero nazionale per il contratto: braccia incrociate in tutta Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una mobilitazione senza precedenti, che attraversa l'intera penisola da nord a sud, sta caratterizzando la giornata di oggi, giovedì 6 novembre, con l'astensione dal lavoro dei circa sessantamila dipendenti delle farmacie private. L'adesione allo sciopero, un evento che segna una discontinuità nella storia di una categoria tradizionalmente poco incline a forme di protesta così eclatanti, appare massiccia e determinata, come dimostrano i picchetti e le assemblee organizzati in numerose città, da Modena a Bari, dove i lavoratori si sono dati appuntamento in piazza Prefettura. La ragione di questa azione, che segue di un solo giorno un'altra agitazione nel settore sanitario, risiede interamente nella stagnazione delle trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, il quale, non a caso, è giunto a scadenza lo scorso 31 agosto, lasciando i farmacisti in un limbo retributivo e normativo.

Le ragioni della protesta

All'origine della rottura, che ha condotto all'esito negativo della procedura di conciliazione tenutasi il 20 ottobre, vi è la posizione dell'associazione datoriale Federfarma, la quale, stando a quanto riportato dalle organizzazioni sindacali, si è mostrata "indisponibile a riconoscere alle lavoratrici e ai lavoratori dipendenti dai propri associati incrementi retributivi e soluzioni normative in linea con l'aumento del costo della vita". Una rigidità che, dal punto di vista di chi oggi incrocia le braccia, non tiene conto delle specifiche professionalità richieste e del contesto lavorativo in cui operano, finendo per negare quella dignità che costituisce il cuore delle rivendicazioni. Molti di loro, infatti, parlano apertamente di "stipendi da fame", sottolineando come la richiesta di un accordo equo non sia una mera questione economica, ma un presupposto fondamentale per il riconoscimento del proprio ruolo.

La regia sindacale

A proclamare l'intera giornata di astensione sono state le federazioni di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, le quali hanno unito le forze per dar vita a una mobilitazione di carattere nazionale, un fatto piuttosto raro per questo specifico comparto. La decisione di indire lo sciopero non è stata presa a cuor leggero, ma rappresenta l'atto conclusivo di un percorso negoziale giudicato insoddisfacente, culminato con la rottura del tavolo con la controparte. L'unità d'intenti tra i diversi sindacati conferisce un peso particolare alla protesta, indicando una convergenza di valutazione sulla serietà della contesa e sulla necessità di un'azione corale e visibile, che coinvolga tutti i dipendenti, a prescindere dalla loro affiliazione.

L'impatto sul servizio

Sebbene l'obiettivo primario della mobilitazione sia quello di esercitare pressione sulla controparte datoriale per sbloccare le trattative, l'effetto immediato e più tangibile per la collettività riguarda l'erogazione dei servizi. Le farmacie private convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, infatti, sono un presidio sanitario fondamentale sul territorio, e il loro temporaneo venir meno, seppur per legittime ragioni sindacali, crea inevitabilmente disagi ai cittadini. Questa azione, che si inserisce in un quadro più ampio di tensioni nel settore della sanità, mette in luce le ricadute che le vertenze contrattuali possono avere sulla fruizione di servizi essenziali, pur nel pieno diritto costituzionale all'astensione dal lavoro.

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