Sciopero nazionale alla Lidl, 23mila dipendenti incrociano le braccia: "Profitti non redistribuiti"
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Redazione Economia
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Domani, 24 maggio, i 23mila dipendenti della Lidl Italia scenderanno in sciopero in tutto il paese, dopo che i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno dichiarato fallito il tavolo negoziale sul contratto integrativo aziendale. La protesta, che rischia di lasciare chiusi diversi punti vendita, nasce da una contestazione precisa: l’azienda, nonostante gli utili abbondanti — oltre un miliardo negli ultimi cinque anni — non avrebbe redistribuito equamente i profitti attraverso miglioramenti salariali.
A Latina, dove i lavoratori hanno già iniziato l’astensione dal lavoro, la protesta assume toni concreti. Dalle 10 alle 14, davanti ai supermercati di Cisterna di Latina e Fondi, la Uiltucs ha organizzato sit-in per ribadire una richiesta che, nelle parole dei sindacati, dovrebbe essere ovvia: «Se i ricavi aumentano, devono farlo anche le retribuzioni». Stessa situazione nel savonese, dove lo sciopero coinvolgerà l’intero turno di sabato. «L’azienda continua a temporeggiare», accusano Filcams, Fisascat e Uiltucs, sottolineando come le proposte avanzate finora siano lontane dalle attese.
La mobilitazione non è isolata. Già nelle scorse settimane, i dipendenti avevano aderito a uno stato di agitazione, bloccando straordinari e turni supplementari. Ora, con lo sciopero nazionale, la tensione sale ulteriormente. La Lidl, che in Italia rappresenta una delle principali catene discount, si trova a dover gestire un malcontento diffuso, mentre i sindacati chiedono risposte immediate.




