Sciopero alla Lidl, chiusi decine di supermercati: "Aumenti salariali e non buoni spesa"
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Redazione Economia
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Un sabato di fuoco per la Lidl, che ha visto scendere in campo centinaia di dipendenti in tutta Italia, dalla Lombardia alla Sicilia, passando per il Lazio. La protesta, indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, ha registrato adesioni massicce, con picchi dell’80-90% in alcune province, costringendo alla chiusura decine di punti vendita. A Cremona, Mantova, Pavia e Varese sono rimasti sbarrati 18 negozi, mentre in altri sette l’affluenza ha superato il 50%. Stessa situazione nel Latinarese, dove le saracinesche di Cisterna e Fondi non si sono alzate per l’intera giornata, e in Sicilia, con 65 supermercati deserti, tra cui quello di Carini.
La rabbia dei lavoratori, che da mesi attendono il rinnovo del contratto integrativo, si è concentrata su due fronti: i salari, giudicati insufficienti rispetto al carico di lavoro, e le condizioni contrattuali, considerate poco tutelanti. "Non accettiamo che l’azienda proponga buoni spesa al posto di aumenti strutturali", ha dichiarato la Cgil, sottolineando come la protesta sia solo l’ultimo atto di un confronto ormai stagnante. Anche la Uiltucs di Latina, attraverso i delegati Valeria Savarese e Alessandro Di Giulio, ha ribadito la necessità di "risposte immediate", dopo una mobilitazione che ha dimostrato l’ampio malcontento.




