Sciopero alla Lidl, chiusi decine di supermercati in Lombardia e Sicilia
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Redazione Economia
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Un’adesione massiccia, che in alcune province ha superato il 90%, ha caratterizzato lo sciopero nazionale dei dipendenti Lidl indetto per il 24 maggio dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. La protesta, nata dall’impasse sul rinnovo del contratto integrativo, ha portato alla chiusura di decine di punti vendita tra Lombardia e Sicilia, con picchi del 100% in diversi negozi dove l’assenza del personale ha reso impossibile l’apertura.
In Lombardia, dove la mobilitazione ha coinvolto le province di Mantova, Cremona, Pavia e Varese, sono rimasti chiusi 18 supermercati, mentre altri sette hanno registrato adesioni superiori al 50%. Le richieste dei lavoratori, che denunciano condizioni retributive inadeguate e la mancanza di tutele, si scontrano con la posizione dell’azienda, accusata di offrire come alternativa buoni spesa invece di aumenti salariali. "Non accettiamo sostituti simbolici", ha ribadito un rappresentante della Cgil, sottolineando come la protesta abbia raccolto consensi trasversali.
Stesso scenario in Sicilia, dove 65 negozi sono rimasti chiusi, tra cui quello di Carini, e l’adesione ha sfiorato il 90% in diverse province. La mobilitazione, che ha coinvolto gran parte dei 23 mila dipendenti italiani della multinazionale tedesca, riflette un malcontento diffuso, alimentato da anni di trattative inconcludenti. Se da un lato i sindacati chiedono salari più alti e condizioni lavorative più dignitose, dall’altro l’azienda, presente in Italia con oltre 700 punti vendita, sembra aver sottovalutato la determinazione dei dipendenti.




