La parata della Vittoria a Mosca, tra storia e tensioni geopolitiche

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’80° anniversario della vittoria sovietica sulla Germania nazista, celebrato domani a Mosca con la tradizionale parata sulla Piazza Rossa, non è soltanto una ricorrenza storica. Diventa, invece, un termometro delle alleanze e delle fratture internazionali, in un contesto in cui la guerra in Ucraina ha ridefinito gli equilibri globali. La presenza o l’assenza dei leader stranieri assume un valore simbolico, trasformando l’evento in un manifesto geopolitico.

Mentre l’Europa occidentale ha commemorato ieri la fine del secondo conflitto mondiale, la Russia – che segue il calendario giuliano per questa ricorrenza – si prepara a una cerimonia imponente, nonostante le minacce dei droni ucraini. Kiev, del resto, ha lasciato intendere di non poter garantire la sicurezza degli ospiti di Vladimir Putin, una provocazione che ha scatenato la replica infuocata dell’ex presidente Dmitrij Medvedev.

Quella del 9 maggio, nella retorica del Cremlino, è la giornata che segnò la "liberazione" dell’Europa dal nazifascismo. Ma per molti Paesi dell’ex blocco sovietico, quell’evento rappresentò l’inizio di un’altra dominazione, fatta di controllo ideologico e repressione. Oggi, la parata – diventata sotto Putin un pilastro dell’identità nazionale russa – riflette le divisioni del presente più che le memorie condivise del passato.

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