Strage di Corinaldo, il detenuto Cavallari appicca il fuoco in cella e aggredisce due agenti a Cassino
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Redazione Interno
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L’ottavo dicembre del 2018, una sequenza di eventi destinata a segnare la cronaca nazionale, si consumò la tragedia all’interno della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, dove il panico generato dallo spruzzo di sostanze urticanti – un gesto vile quanto stupido secondo gli inquirenti – causò la morte di sei persone, tra cui una giovane madre e cinque minorenni, e il ferimento di altre cinquantanove.
A distanza di anni, uno dei nomi legati a quella notte, Andrea Cavallari, condannato in via definitiva a undici anni e dieci mesi di reclusione per il suo ruolo nella cosiddetta “banda dello spray”, torna a occupare le cronache giudiziarie, stavolta non per una clamorosa evasione ma per un violento episodio accaduto all’interno del carcere San Domenico di Cassino, dove era stato trasferito dopo la cattura.
La dinamica dell’incendio e dell’aggressione nel reparto isolamento
Nella tarda mattinata di lunedì, secondo la ricostruzione fornita dal Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), Cavallari ha dapprima appiccato il fuoco a uno sgabello in dotazione alla sua cella; le fiamme, benché di modesta entità, hanno rapidamente generato una densa coltre di fumo che si è propagata all’intero primo piano del reparto d’isolamento, rendendo necessaria l’attivazione immediata delle procedure di emergenza.
Mentre gli agenti in servizio – tra i quali un giovane poliziotto in servizio da pochi giorni – provvedevano al trasferimento degli altri detenuti nelle aree passeggio per scongiurare conseguenze potenzialmente più gravi, il ventisettenne ha improvvisamente manifestato una furia incontrollabile, colpendo il primo agente con pugni e schiaffi.
L’arrivo di un collega più esperto, accorso in soccorso, non ha placato la violenza: Cavallari ha infatti recuperato dalla cella una gamba di tavolo, utilizzandola come un’arma impropria per colpire ripetutamente il secondo poliziotto alla schiena e alle gambe con estrema determinazione.
Le conseguenze per gli agenti e il precedente dell’evasione
L’aggressione, che secondo quanto riportato dalle fonti sindacali si è interrotta solo grazie al tempestivo intervento di un altro detenuto accorso a bloccare l’aggressore, ha avuto conseguenze fisiche significative per i due rappresentanti della polizia penitenziaria, i quali sono stati immediatamente soccorsi e trasportati al pronto soccorso; i referti medici hanno rispettivamente quantificato la prognosi in cinque e sette giorni, oltre al prevedibile trauma psicologico derivante da un attacco consumato in un ambiente già di per sé ad alta tensione.
Non è la prima volta che Cavallari si rende protagonista di episodi di questo calibro: già nella scorsa estate, mentre scontava la pena nel carcere della Dozza a Bologna, il giovane – originario di Bomporto – era riuscito a evadere approfittando di un permesso concesso per discutere la propria tesi di laurea, allontanandosi dopo la proclamazione e facendo perdere le proprie tracce per poi essere rintracciato e arrestato a Barcellona dal Nucleo Investigativo Centrale della polizia penitenziaria.
Le reazioni del sindacato e il contesto giudiziario
L’episodio di Cassino, che riaccende i riflettori sulla gestione della sicurezza all’interno degli istituti penitenziari, è stato duramente commentato dai vertici del Sappe: Donato Capece, segretario generale, e Maurizio Somma, segretario regionale per il Lazio, hanno espresso piena solidarietà ai colleghi feriti, sottolineando come quest’ennesima aggressione rappresenti la prova lampante delle condizioni estremamente difficili in cui il personale di polizia penitenziaria è costretto a operare quotidianamente, esponendosi a rischi altissimi per garantire l’ordine e la sicurezza della
Collettività. Cavallari, che si trova attualmente ristretto nell’istituto di Cassino dopo essere stato catturato in Spagna e sottoposto a procedura di estradizione, deve ancora scontare un lungo periodo della pena inflittagli per la strage, senza contare le possibili ripercussioni penali per il reato di evasione e per l’aggressione di lunedì, fatti che di fatto rischiano di compromettere definitivamente qualsiasi residua possibilità di accedere a benefici penitenziari legati allo studio o al lavoro.




