Farmaci israeliani gettati nel cestino a Stia, i Nas avviano le indagini

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Una pattuglia di otto militari del Nas ha ispezionato la Casa della Salute di Stia, la struttura dell’Asl Toscana Sud Est dove, qualche giorno fa, una dottoressa e un’infermiera hanno inscenato il gesto di gettare nella spazzatura due confezioni di parafarmaci di produzione israeliana. L’azione, compiuta per aderire al boicottaggio lanciato da alcuni sanitari toscani in seguito al conflitto a Gaza, è stata ripresa e divulgata sui social network, diventando rapidamente virale e attirando l’attenzione delle autorità.

I carabinieri del Nas, supportati dalla compagnia di Bibbiena, hanno condotto un’approfondita verifica sulla gestione dei farmaci e sui protocolli di sicurezza interna della struttura, parcheggiando diverse auto davanti all’ingresso già nelle prime ore del mattino. L’indagine, ancora in corso, mira ad accertare la regolarità delle procedure e a valutare se il gesto simbolico – che pure ha un chiaro significato politico – possa configurare illeciti di natura amministrativa o disciplinare.

Le due sanitarie coinvolte, la dottoressa Rita Segantini e l’infermiera Giulia Checcacci, sono finite al centro di un acceso dibattito pubblico per aver ripreso e reso noto il loro gesto di protesta, che si inserisce in una campagna più ampia avviata a giugno dal Comune di Sesto Fiorentino. Quest’ultima invitava infatti a sospendere la vendita di prodotti farmaceutici e cosmetici realizzati da aziende israeliane nelle farmacie comunali, una mossa che molti commentatori hanno definito "suicida" considerando l’eccellenza tecnologica e la diffusione capillare di tali prodotti nel mercato medico italiano.

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