Furti d'auto, il nuovo obiettivo dei ladri sono le batterie elettriche

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Italia sta affrontando un'impennata dei furti d'auto, un fenomeno che, evolvendosi rapidamente, non mira più soltanto al veicolo integrale ma si specializza in un saccheggio metodico delle sue componenti più preziose. Questo trend, che desta notevole preoccupazione, vede in prima linea, come obiettivo privilegiato, le batterie degli autoveicoli elettrici e ibridi, le quali, per il loro alto valore intrinseco e la relativa facilità con cui, in alcuni modelli, possono essere asportate, rappresentano un bottino allettante per la criminalità. Una forma di delinquenza, questa, che si è andata affinando nel tempo, spostando il proprio baricentro dall'auto in sé ai suoi "organi" interni, più redditizi e complicati da rintracciare una volta immessi nei canali illegali.

L'ascesa dei furti parziali e il caso delle batterie

I cosiddetti "furti parziali" non costituiscono più un episodio sporadico bensì una minaccia consolidata, come dimostrano i quasi quattordicimila interventi di riparazione registrati nel 2024 per danni da cannibalizzazione o tentato furto. Un dato, questo, che segna un incremento del 3,5% rispetto all'anno precedente, delineando una curva di crescita costante e allarmante. I ladri, agendo con destrezza, lasciano il veicolo sul posto ma ne asportano pezzi specifici, generando così un danno economico ingente per i proprietari, i quali si trovano a dover affrontare spese di riparazione che possono superare i cinquemila euro. Tra tutti i componenti, le batterie per la trazione elettrica emergono per il loro appeal criminale, alimentando un florido mercato nero che oltrepassa i confini nazionali.

Il mercato nero dei ricambi e i componenti più richiesti

A trainare questo business illecito è la domanda di ricambi di provenienza incerta, i quali, venduti a prezzi vantaggiosi, trovano acquirenti poco inclini a porsi domande sulla loro origine. Se ne vedono molti, di questi pezzi, circolare in mercati paralleli, sia in Italia che all'estero, dove la richiesta è vivace. Oltre alle costose batterie, la graduatoria dei componenti più ambiti include, stando a recenti indagini, le telecamere di bordo, i paraurti, i fanali e i cerchi in lega. La Lombardia si attesta come la regione dove il fenomeno è più intenso, sebbene ormai non esista zona del Paese che possa dirsi completamente immune da questa piaga. La Fiat Panda, per la sua vasta diffusione e l'alto valore che i suoi pezzi assumono nel mercato illegale, rimane un modello particolarmente bersagliato, un vero e proprio "oro" per i malintenzionati.

Le contromosse e la sfida della sicurezza

Di fronte a questa recrudescenza criminale, le case automobilistiche stanno cercando di reagire potenziando i sistemi di sicurezza passiva e attiva dei veicoli. Rendere più difficile l'accesso ai componenti più sensibili e sviluppare tecnologie in grado di dissuadere i tentativi di furto rappresentano la frontiera su cui si sta lavorando. Non si tratta, è evidente, di un'impresa semplice, considerando l'ingegno e la determinazione che i delinquenti continuano a profondere in queste attività illecite. La sfida, dunque, è aperta e richiede un continuo adeguamento delle misure di protezione, in una corsa contro il tempo per arginare un fenomeno che colpisce duramente il portafoglio e la serenità degli automobilisti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.