Auto elettriche, 1,8 miliardi per le batterie europee
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Redazione Economia
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La Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha annunciato un investimento da 1,8 miliardi di euro per sostenere la produzione di batterie elettriche in Europa tra il 2025 e il 2027. L’obiettivo, chiaro e ambizioso, è rafforzare l’autonomia strategica del continente in un settore chiave per la transizione ecologica, riducendo la dipendenza da fornitori esterni, in particolare asiatici. Una mossa che, se da un lato conferma l’impegno di Bruxelles verso la neutralità climatica, dall’altro lascia intravedere una certa cautela nel rivoluzionare troppo rapidamente un’industria, quella automobilistica, già in affanno.
Il piano d’azione per l’automotive, presentato dopo oltre un mese di consultazioni con i rappresentanti del settore, non ha portato novità eclatanti rispetto alle anticipazioni. Tra le misure più significative, c’è la dilazione dei tempi per l’adeguamento ai nuovi limiti di emissioni della flotta, che passeranno da uno a tre anni. Una concessione che, se da un lato allevia la pressione sui costruttori, dall’altro solleva interrogativi sulla reale determinazione dell’Ue nel perseguire obiettivi più stringenti.
Non mancano, tuttavia, segnali di flessibilità. Bruxelles ha accettato di anticipare al 2025 la revisione del regolamento che, a partire dal 2035, imporrà lo stop alla vendita di auto con motori a combustione interna, diesel e benzina. Una decisione che risponde alle pressioni di alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, preoccupati per l’impatto economico e sociale di una transizione troppo rapida. «Non abbiamo tempo da perdere», ha dichiarato il commissario Ue Apostolos Tzitzikōstas, sottolineando l’urgenza di stimolare la domanda di auto elettriche e di salvaguardare un comparto strategico.
Tuttavia, il piano non convince del tutto. Chi si aspettava una svolta radicale è rimasto deluso: nelle 18 pagine del documento, non emergono proposte innovative, ma piuttosto un’estensione dei tempi e una serie di misure già annunciate. La palla passa ora ai costruttori, chiamati a fare la loro parte in un contesto che, nonostante gli incentivi, rimane complesso e incerto.
Intanto, il tema delle batterie si conferma centrale. La produzione europea, ancora limitata, rappresenta un nodo cruciale per garantire la competitività del settore e ridurre la dipendenza da Paesi terzi. Gli 1,8 miliardi stanziati potrebbero dare una spinta significativa, ma serviranno anche politiche industriali coerenti e una maggiore collaborazione tra Stati membri per evitare che l’Europa resti indietro in una corsa globale sempre più serrata.




