Stefania Sandrelli e quel “bruttone” di Gino Paoli: amore totale, tradimenti e la pensione umiliante
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Redazione Cultura e Spettacolo
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“Tutti mi dicevano: ‘Che ci fai con quel bruttone?’”. A pochi mesi dalla scomparsa di Gino Paoli, avvenuta lo scorso 24 marzo, Stefania Sandrelli rompe un silenzio che sa più di pudore che di oblio, e lo fa con la schiettezza di chi non ha mai saputo recitare nella vita, nemmeno quando la vita, quella vera, era molto più complicata di un copione.
L’attrice, che di lì a pochissimi giorni spegnerà ottanta candeline (il 5 giugno), ha concesso una lunga intervista nella quale riavvolge il nastro di una relazione iniziata quando lei aveva appena quindici anni, lui ventotto ed era già un cantautore affermato e, dettaglio non secondario, sposato. Un amore definito “totalizzante”, che fece scandalo e che ancora oggi, a distanza di decenni, conserva un’intensità capace di lasciare il segno.
Il fascino indisciplinato di un corpo “delizioso” e i tradimenti
Lungi dal raccontare una favola patinata, la Sandrelli descrive l’innamoramento con un realismo quasi brutale: non era la bellezza a catalizzarla, ma il carisma grezzo di un uomo che lei definisce “infantile” e dotato di un “corpo delizioso, un bel sedere”. La loro storia, costellata di tradimenti reciproci – sebbene lei si dichiari “fedelissima” durante la relazione principale –, è stata anche teatro di gesta poco ortodosse.
L’attrice ha rivelato, senza peli sulla lingua, di aver distrutto la casa di Paoli dopo aver trovato della sabbia nel letto, una prova inequivocabile di una scappatella estiva. Un episodio, questo, che racconta meglio di mille parole la natura vulcanica e passionale del loro legame, un rapporto dove l’odio e l’amore si toccavano e, a volte, si confondevano.
La follia del suicidio e il dolore per un figlio perduto
L’11 luglio 1963, il rapporto visse uno dei suoi momenti più bui con il tentativo di suicidio di Paoli. Un gesto estremo che però la Sandrelli, con la sua consueta durezza analitica, liquida come un paradosso: “Sparire dalla vita per una donna non era da lui. Non gliel’ho perdonata”. Una dichiarazione che rivela la profondità di una ferita mai rimarginata del tutto, ma anche la consapevolezza di chi conosceva l’indole ribelle del cantautore meglio di chiunque altro.
E se il passato è stato un turbine, l’ombra della morte del figlio Giovannino – avvenuta a sessant’anni per un infarto – rappresenta, secondo la Sandrelli, la chiave di volta della fine di Paoli. “Credo che sia morto per il dolore per la perdita di Giovannino”, azzarda l’attrice, indicando in quella perdita un colpo che l’artista, nonostante la sua fama di duro, non avrebbe mai potuto assorbire.
Sesso, libertà e la battaglia per la pensione
Se l’arte li ha uniti, la vita quotidiana li ha visti spesso divergere, in particolare sulla carriera cinematografica di lei. Gino non accettava del tutto il suo mestiere, mentre Stefania rivendicava il diritto di non chiudersi “in gabbia”. Un’indipendenza che emerge con forza anche nella sfera privata, dove l’attrice racconta senza falsi pudori il proprio rapporto con la fisicità, arrivando a confessare di essere “contenta che Gino mi abbia svezzata” e di aver fatto l’amore con lui in cima alla Basilica di San Pietro, durante l’ascesa verso la Cupola.
Ma l’amore, per quanto eterno nei sentimenti, non paga le bollette. In un passaggio più terreno ma non meno toccante, la Sandrelli rivela le umiliazioni subite per una vicenda legata alla pensione Inps, quando rischiò di perdere la casa e definì la situazione “rivoltante”. Una doppia vita, insomma, quella della Sandrelli: fatta di poesia e di lotte feroci per la sopravvivenza, sospesa tra il ricordo di un amore “più grande del nostro” e la concretezza di una vecchiaia che, nel 2026, non fa sconti a nessuno.




