Le mani sulla città, il racket di Omar Mohamed
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Redazione Interno
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Omar Mohamed, trentanovenne originario di Crotone e residente a Bologna, è al centro di un'operazione della Guardia di Finanza coordinata dalla Dda con il pm Flavio Lazzarini. L'indagine ha portato alla luce un complesso sistema di riciclaggio di denaro proveniente dalla criminalità organizzata, coinvolgendo 16 persone indagate per vari reati, alcuni dei quali aggravati dal metodo mafioso. Tra questi, riciclaggio, reimpiego di proventi illeciti, usura, estorsioni, malversazione di erogazioni pubbliche, trasferimento fraudolento di valori, reati in materia di droga, inosservanza della normativa antiriciclaggio, sfruttamento della prostituzione e tentato sequestro di persona.
Giuseppe La Rosa, sessantenne nato in provincia di Palermo e residente a Megliadino San Vitale, è accusato di tentato sequestro di persona con l'aggravante del metodo mafioso. La sua figura emerge come quella di un imprenditore già noto alle cronache giudiziarie, coinvolto in un tentativo di intimidazione all'aeroporto.
Omar Mohamed, soprannominato "lo sceicco", si presentava come un giovane imprenditore di successo, con uno stile di vita ostentato sui social media: oro al collo e ai polsi, selfie in barca e auto di lusso come Lamborghini e Porsche. La sua attività, secondo il gip Domenico Truppa, era tesa al perseguimento, a qualsiasi costo, dell'ingiusto profitto. Mohamed, con l'aiuto di una schiera di collaboratori fidati, ampliava la sua sfera di influenza in città, acquistando locali e quote societarie, trasformando tre noti ristoranti del centro storico in luoghi di riciclaggio di denaro.
La sua capacità delinquenziale e l'uso di intimidazioni, raramente osservati nel tessuto criminale emiliano-romagnolo, lo hanno reso una figura spietata e temuta. Offriva ragazze ai clienti dei suoi locali, minacciava e intimidiva, arrivando alla violenza fisica se necessario.




