Spagna, chiesto il rinvio a giudizio per la moglie di Sánchez: le accuse
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L’inchiesta, aperta due anni or sono su impulso di una denuncia presentata da Manos Limpias – associazione che, va detto, gravita nell’orbita della destra spagnola – si è ufficialmente conclusa con una richiesta di rinvio a giudizio che, nelle intenzioni del magistrato istruttore, dovrebbe portare Begoña Gómez, moglie del premier Pedro Sánchez, a sedere sul banco degli imputati. Il giudice Juan Carlos Peinado, al termine di un’istruttoria complessa e più volte ampliata grazie ad altri esposti (quelli del partito di estrema destra Vox e dell’organizzazione ultraconservatrice Hazte Oir, per la precisione), ha ipotizzato a suo carico quattro distinti reati: traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita. Una sola accusa, quella di esercizio abusivo della professione, è stata invece lasciata cadere lungo il percorso.
L’abuso della posizione accademica e il master alla Complutense
Secondo quanto ricostruito dal giudice Peinado, Gómez avrebbe sfruttato la sua posizione – intendendo con ciò il suo ruolo di coniuge del capo del governo – per trarre indebiti vantaggi nella sua attività accademica, con un focus particolare sulla direzione di un master presso l’università Complutense di Madrid. Proprio quella posizione di rilievo nel contesto universitario, sostiene l’ordinanza, sarebbe stata utilizzata per favorire privati e ottenere benefici personali, intrecciando in modo illecito la sfera pubblica (o para-pubblica, data la prossimità al premier) con quella privata. La malversazione e l’appropriazione indebita, due delle quattro fattispecie contestate, emergerebbero dalla gestione di risorse e contatti che, per legge, non avrebbero mai dovuto essere mescolati con gli affari o con gli interessi dell’ente accademico.
Scontro politico in atto mentre Sánchez è in Cina
La notizia della richiesta di rinvio a giudizio è piombata nel bel mezzo di una delicata missione diplomatica del premier spagnolo, che si trova in visita ufficiale in Cina per rafforzare i legami economici e strategici con Pechino. Lontano da Madrid, quindi, Sánchez ha appreso il provvedimento del giudice Peinado, un atto che inevitabilmente agita le acque della politica nazionale. Non è difficile immaginare come l’opposizione – e in particolare quelle stesse formazioni che avevano spinto per l’apertura dell’indagine – intenda ora utilizzare questo sviluppo giudiziario come un’arma di pressione nei confronti dell’esecutivo, sebbene il rinvio a giudizio, va ribadito, rappresenti solo una fase processuale e non una sentenza di condanna.
Due anni di indagini tra denunce e controdenunce
L’inchiesta era partita nel 2024, alimentata da quella prima denuncia di Manos Limpias, poi integrata dai ricorsi di Vox e Hazte Oir. Per due anni il giudice Peinado ha raccolto elementi, ascoltato testimoni e vagliato documenti, fino a ritenere maturi i presupposti per la richiesta di rinvio a giudizio. La decisione, contenuta in un’ordinanza di diverse centinaia di pagine, esclude dunque ogni archiviazione e costringe ora la magistratura a pronunciarsi sull’effettiva ammissione del processo. La difesa di Gómez – che si è sempre professata estranea ai fatti – potrà presentare ricorso, ma per il momento l’unico dato certo è che l’ombra del traffico di influenze e della corruzione si allunga sulla moglie del premier, proprio mentre Sánchez cerca di proiettare all’estero un’immagine di stabilità e rinnovamento per il suo paese.




