Begoña Gómez incriminata per corruzione, il giudice ne chiede il rinvio a giudizio mentre i coniugi Sánchez sono in Cina
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il giudice istruttore di Madrid, Juan Carlos Peinado, ha chiuso le indagini preliminari durate due anni, emettendo un’ordinanza di processo che potrebbe presto portare la moglie del presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, davanti a un tribunale popolare. Begoña Gómez, 55 anni, è formalmente accusata di quattro distinti reati – malversazione di fondi pubblici, traffico di influenze, corruzione in ambito commerciale e appropriazione indebita – tutti legati alla gestione della sua cattedra presso l’Università Complutense di Madrid e ai suoi rapporti con il tessuto imprenditoriale del paese.
L’ipotesi accusatoria, delineata in un provvedimento di 39 pagine che ha suscitato un terremoto politico a pochi chilometri dal Palazzo della Moncloa, si concentra sull’analisi dei rapporti con alcune aziende che le avevano fornito software gratuitamente o finanziato progetti accademici. Secondo il magistrato, che ha respinto la richiesta di prorogare le indagini per altri sei mesi, la donna avrebbe sfruttato il suo status di "first lady" non solo per promuovere la propria carriera universitaria, ma anche per ricevere favori specifici. Tra questi, il giudice cita le riunioni tenute nella sua residenza ufficiale – lo stesso Palazzo della Moncloa – e la firma di lettere di supporto per un’unione temporanea di imprese legata all’imprenditore Juan Carlos Barrabés, coimputato nel procedimento insieme alla sua assistente personale, Cristina Álvarez.
L’inchiesta che ha attraversato due legislature
La decisione del giudice Peinado – che ha dovuto riformulare la sua richiesta dopo che la Corte Provinciale di Madrid gli aveva contestato una mancanza di motivazione – arriva proprio mentre i coniugi Sánchez si trovano in visita ufficiale in Cina per siglare un accordo di partnership strategica. Fonti vicine al governo spagnolo hanno confermato che Begoña Gómez, che non ha commentato la notizia dalla capitale asiatica, si è limitata a seguire l’evolversi della vicenda a distanza. La sua difesa, guidata dall’ex ministro Antonio Camacho, ha già definito il procedimento un "deja vu" costante e una "pesadilla" priva di garanzie giuridiche, annunciando che impugnerà la decisione.
Per quanto riguarda la malversazione, l’accusa sostiene che Gómez abbia utilizzato la sua influenza per distogliere risorse pubbliche – in particolare il tempo retribuito della sua assistente, Cristina Álvarez, stipendiata dalla Presidenza del Governo – per fini strettamente privati legati alla gestione della cattedra. Il giudice ha invece archiviato l’accusa di intrusione professionale (intrusismo), ritenendo che per quella fattispecie non esistessero "indizi plurali e solidi", ma solo un singolo elemento "debole".
Il software gratuito e le donazioni aziendali sotto la lente d’ingrandimento
L’accusa di appropriazione indebita, una delle più tecniche del fascicolo, ruota attorno alla presunta gestione personale di un software finanziato da colossi come Indra, Google e Telefónica, che avevano stanziato complessivamente oltre 250.000 euro per il progetto. Secondo la tesi del giudice Peinado, la donna non si sarebbe limitata a ricevere il programma in qualità di rappresentante dell’università, ma lo avrebbe poi integrato in un sito web di sua proprietà esclusiva – trasformativetsc.org – registrandone il marchio a nome di una società mercantile di cui è amministratrice unica.
Le difese della donna e la stessa Procura hanno ribadito che si trattava di uno strumento open source, gratuito e senza alcuno scopo di lucro diretto, e che non vi è traccia di denaro pubblico finito nelle tasche dell’indagata – le cui disponibilità bancarie ammontano a poco più di 21.000 euro. Tuttavia, il giudizio del magistrato è netto: a suo avviso, il fatto che il software fosse gratuito non esclude il reato, poiché il beneficio per le aziende finanziatrici potrebbe essere stato indiretto, traducendosi in un "trattamento privilegiato" nelle future gare d’appalto pubbliche, sebbene l’inchiesta non abbia ancora dimostrato l’esistenza concreta di tali vantaggi.
La pressione politica su Sánchez e il silenzio istituzionale
Mentre i leader del Partito Popolare chiedono la testa del presidente del governo, sostenendo che non sia accettabile che la compagna del premier sieda al banco degli imputati, il governo socialista ha optato per una strategia di dura contestazione della legalità del procedimento. Il ministro della Giustizia, Félix Bolaños, ha dichiarato che l’istruttoria ha "vergognato molti cittadini e molti giudici", sostenendo che il danno arrecato al buon nome della magistratura sia "forse irreparabile", ma che ripone "assoluta fiducia" nel fatto che un tribunale superiore revocherà le decisioni di Peinado.
La polveriera giudiziaria si intreccia ora con la diplomazia: l’assenza di un commento diretto da parte della diretta interessata, lontana migliaia di chilometri in una missione di stato, lascia il campo aperto alle supposizioni sui tempi della giustizia spagnola. La decisione finale sul rinvio a giudizio – che per la moglie di Sánchez sarebbe un’eventualità senza precedenti nella storia democratica del paese per un capo di governo in carica – spetta ora alla Corte Provinciale di Madrid, chiamata a valutare i ricorsi contro il provvedimento del giudice istruttore.




